Il mio nuovo libro: “La società dei dati”

la società dei dati

la società dei dati Complice l’estate, quando il lavoro rallenta e gli altri vanno al mare, ho messo insieme un po’ di idee su un tema molto complesso e tutto da sviscerare. E’ quello dei dati che pervadono la nostra vita, e sempre più lo faranno. I dati che condividiamo consapevolmente, quelli che producono gli oggetti che usiamo, quelli in possesso delle aziende (a volte a nostra insaputa).
La novità è che oggi si sono moltiplicate anche le tecnologie che permettono, ad aziende e singoli, di analizzare e mettere in relazione questi bit, di sviluppare una sorta di sesto senso e di catturare realtà invisibili.
Le organizzazioni hanno il problema di capire come estrarre informazioni utili da flussi informativi non strutturati, eterogenei, dinamici (big data).
A noi singoli individui rimane il dilemma di come bilanciare una maggiore conoscenza con la cessione di informazioni personali.
Infine come collettività dovremmo iniziare ad interrogarci su come evitare un uso improprio e discriminatorio delle informazioni che ci riguardano.

Di queste cose rifletto ne “La società dei dati“, edito da 40K e disponibile a €0,99.
Proprio perché l’argomento si presta a varie letture ed approfondimenti, mi piacerebbe ricevere i vostri commenti. Grazie!

PS: sono usciti altri 40K che meritano una lettura ;)

Google+ 400 milioni di iscritti, 100 milioni attivi.

GooglePlus

La percezione della portata dei fenomeni del social web è ingannevole. Valutiamo ciò che osserviamo, ma sui social network l’osservazione è quella del luogo che noi stessi abbiamo contribuito a costruire, selezionando una rete di amici. E così ancora oggi si parla di Google+ come di una “città fantasma”.

I dati svelati ieri da Vic Gundrota, vice president of social business, raccontano una storia diversa. Il social network di Google avrebbe raggiunto, dopo un anno, i 400 milioni di iscritti, grazie al forte legame con i servizi già offerti. Impresa facile visto che, in pratica, chi ha GMail si ritrova ad essere anche utente del network.
Il dato più interessante, però, è quello degli utenti attivi mensilmente, ossia di coloro che accedono effettivamente dall’applicazione mobile e a plus.google.com, che sarebbero 100 milioni. Tanti se pensate che Twitter ne dichiara 140 milioni dopo sei anni di vita.
E chiaro che, nel lungo periodo, l’obiettivo di Brin & Page è insidiare Facebook (che ogni mese attira 955 milioni di persone), ma nel frattempo la prima vittima potrebbe essere proprio Twitter.

Se vi va mi trovate qui https://plus.google.com/+VincenzoCosenza/

Facebook sa come spingerti a votare

nature covers facebook

Durante la campagna elettorale statunitense del 2010 Facebook ha condotto uno dei più grandi esperimenti sociali mai realizzati. Quel 2 novembre di due anni fa ha esposto 60 milioni di utenti ad “messaggio sociale”, non di parte, di invito al voto. Come si vede dall’immagine in basso quel messaggio indicava il numero delle persone che avevano già votato, le immagini di sei amici “virtuosi”, un link alla mappa dei seggi.

FB social vote

Circa 600.000 persone, l’1%, hanno invece visto un messaggio leggermente modificato ossia senza le foto degli amici. Inoltre altri 600.000 (il cosiddetto “gruppo di controllo”) non hanno ricevuto alcun messaggio quel giorno.

nature covers facebookI risultati dell’esperimento, condotto da un team guidato dal prof. James Fowler e pubblicati da Nature, hanno mostrato che gli utenti esposti al messaggio sociale, quello con le faccine degli amici votanti, hanno anche cliccato sul link dei seggi e su “I voted” più degli altri.
Ma per avere un’idea del riflesso reale sulla partecipazione, i ricercatori hanno consultato i registri pubblici, con una tecnica che ha impedito a Facebook di risalire all’identità dei votanti iscritti. E’ apparso chiaro che il tasso di partecipazione è risultato essere più alto tra coloro che avevano visto il messaggio sociale. Mentre il tasso di partecipazione tra gli esposti al messaggio non sociale è risultato lo stesso di coloro che non avevano visto nulla.

I ricercatori sostengono che, in termini assoluti, il messaggio sociale abbia direttamente generato 60.000 voti addizionali nel 2010. Ma il contagio virale tra gli appartenenti al social network avrebbe determinato ulteriori 280.000 voti. Infatti gli amici dei destinatari del messaggi sociale, soprattutto i più stretti, pur non avendolo visualizzato, sono risultati essere più propensi al voto.

Con buona pace di quanti ancora credono in un mondo reale separato da quello virtuale, è la prova scientifica che l’influenza tra contatti all’interno di un social network incide sulle azioni quotidiane, anche civiche. Ma mostra anche che il gestore di una piattaforma di tale portata può condizionare, nel bene e nel male, con un innocuo banner, le decisioni di milioni di persone.

Privacy: Facebook ora mostra quando il vostro messaggio è stato letto

facebook_messenger_seen

Quante volte vi è capitato di leggere un messaggio su Facebook e non avere il tempo o la voglia di rispondere? O magari l’avete semplicemente visto di sfuggita dal cellulare e poi vi siete dimenticati di continuare la discussione? Da qualche giorno bisognerebbe stare più attenti.
Facebook ha introdotto, alla chetichella, una novità importante nella gestione della messaggistica interna (che unifica chat e email). Ora quando spedite un messaggio vi viene segnalato se il destinatario l’ha letto e anche a che ora. Una sorta di evoluzione (?) della “ricevuta” che già assilla chi usa la posta elettronica.

Se è vero, come sostiene un portavoce dell’azienda, che questa funzione solleva il mittente dall’ansia di sapere se il messaggio è stato visto, è indubbio che ponga anche una rilevante questione di privacy o almeno di correttezza informativa.
Sarebbe bastato avvisare gli utenti del cambiamento, come l’azienda è solita fare quando modifica il layout o altre funzioni, e dare a tutti la possibilità di scegliere se accettare la nuova feature (intanto qualcuno a creato dei plugin per aggirare il problema).
Siamo di fronte ad un nuovo tentativo di spostare i confini della privacy o Zuckerberg ha intuito, prima di tanti altri, un bisogno latente degli utenti nell’epoca dei social network?

Next Big Sound: alla scoperta del prossimo successo musicale

nextbigsound

Una volta il musicista che voleva emergere doveva passare necessariamente per l’invio della cassetta alle major. Internet ha moltiplicato le possibilità di visibilità, ma ha complicato la vita alle case discografiche. Come individuare il prossimo sound di successo nel mare magnum delle offerte in rete? Next Big Sound ha creato un servizio freemium che prova a rilevare i segnali di interesse, provenienti dai social media, verso i nuovi artisti, ma anche verso quelli già affermati, per valutare l’impatto di campagne promozionali.

In particolare il sistema rileva il numero dei fan su Facebook, dei follower su Twitter, le visite su Wikipedia, le visualizzazioni su Youtube, Vevo, Vimeo e gli ascolti sui servizi audio più diffusi (Pandora, Soundcloud, Rdio, Last.fm, ecc…).

nextbigsound

Un sistema interessante che mostra come l’ascolto e l’interpretazione dei dati rappresentino un vantaggio competitivo sempre meno trascurabile.

LinkedIn: le nuove pagine aziendali

linkedin company pages

LinkedIn, azienda quotata e profittevole, ha un problema: convincere i suoi oltre 175 milioni di utenti ad un utilizzo più continuativo. Per far questo sta seguendo le orme di Facebook, prima introducendo una homepage con news feed, poi aggiungendo le notifiche, potenziando la versione mobile e infine ridisegnando le pagine aziendali (sono 2 milioni le aziende che ne hanno una).

linkedin company pages

A partire da ieri ogni “company page” verrà gradualmente aggiornata secondo una nuova impostazione, già visibile alle pagine di Philips, Citi, HP, Dell:

- una testata personalizzabile con una foto che esprima l’identità aziendale
- uno modulo per pubblicare le notizie e ricevere like, commenti, condivisioni
- un riquadro di informazioni sull’azienda alla fine della pagina (forse troppo nascosto)
- una spalla destra con sezioni utili a mostrare i prodotti/servizi offerti e le opportunità di lavoro. Quest’ultima è collegata ad una pagina “careers” per attirare talenti, evidenziare gli obiettivi aziendali, le opinioni dei dipendenti, le posizioni aperte (esempi: American Express, Unilever, Expedia.
In effetti proprio queste sono le uniche informazioni che non si trovano, solitamente, sulle pagine ufficiali Facebook delle stesse aziende. Un elemento differenziante sul quale far leva per spingere alla fidelizzazione degli utenti.

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