La svolta di Twitter tra “cards” e controllo
Posted by vincos on agosto 17, 2012 · 3 Comments
Il cambiamento di un decimale delle versioni di un software è solitamente indice di piccole modifiche. Il passaggio dalla versione 1.0 alla versione 1.1 delle API di Twitter, invece, avrà un grosso impatto sulle vite di molti sviluppatori e, probabilmente, anche sul futuro dell’azienda californiana. Ecco cosa cambierà :
- ogni richiesta alle API non potrà essere anonima, ma dovrà provenire da un utente autenticato, in modo da limitare l’azione di scraper e bot;
- abbassamento del numero di richieste: si passa dalle 350 chiamate per ora, indipendentemente dalla tipologia di informazione richiesta, al limite di 60 chiamate per ora per ogni singolo “endpoint” (richiesta specifica, es. visualizzazione di un profilo, di un tweet, una ricerca, ecc…). Ciò renderà molto complicato anche l’accesso allo stream a scopo di ricerca accademica;
- ogni client di Twitter dovrà seguire un processo di certificazione;
- se il tuo client utilizza 100.000 “user token” individuali ovvero se diventa di successo, è necessario ottenere una specifica autorizzazione;
- passaggio da “Display Guidelines” a “Display Requirements”, in altre parole “ti diciamo noi come devi visualizzare i tweet nelle tue applicazioni”. Questa novità , in particolare, scontenterà non solo gli sviluppatori posizionati in alto a destra della matrice proposta, ma anche i consumatori finali che sono soliti usare applicazioni come Flipboard per fruire dei contenuti di Twitter attraverso un’interfaccia diversa (non a caso, qualche giorno fa, Mike McCue il CEO dell’azienda ha lasciato il consiglio di amministrazione di Twitter).
Le ragioni di queste drastiche scelte stanno nella volontà di convincere gli inserzionisti ad investire in un medium rinnovato e che ha il controllo dell’esperienza utente. Rinnovato perché si sta allontanando sempre più dal minimalismo iniziale fatto di 140 caratteri. In futuro i tweet saranno “cards” ossia post ricchi di foto, video, applicazioni, giochi. In questo modo Twitter potrebbe diventare un luogo più stimolante, ma perdendo i suoi tratti distintivi, che hanno attratto i primi adottanti.
Controllo dell’esperienza utente vuol dire dare la certezza ai brand che le proprie iniziative, ad esempio i tweet sponsorizzati, siano viste da tutti e che non sia possibile, per una terza parte, nasconderli o modificarne la fruizione originariamente progettata. E’ un obiettivo comprensibile per un’azienda commerciale. Peccato che arrivi dopo anni di promesse di “apertura” fatte agli sviluppatori. Essi hanno rappresentato l’ecosistema produttivo che è stato il motore del successo di Twitter. Chi proverà a consolare i poveri sviluppatori? Io scommetto su Google, che ne ha tanto bisogno per far crescere il suo social network.
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O Globo – intervista sui paesi senza Facebook
Posted by vincos on agosto 16, 2012 · Leave a Comment
Qualche settimana fa “O Globo”, popolare giornale brasiliano, mi ha fatto una serie di domande sui motivi del successo di Facebook e, al tempo stesso, la difficoltà di penetrare in alcuni territori.
Ho sostenuto che alla base ci sono ragioni sia politiche che culturali. Le prime sono ovvie, l’impedimento governativo, le seconde meno. Per aver successo un social network deve riuscire ad interpretare i comportamenti culturali come, ad esempio, l’esigenza di rimanere anonimi nelle interazioni. Un valore molto sentito in Cina e che sarebbe un forte ostacolo al successo di Facebook, anche nel caso in cui Zuckerberg dovesse venire a patti col governo.
Ciò che pochi sanno è che le cose potrebbero cambiare nei prossimi mesi. Una recente proposta di legge chiede che gli utenti di un servizio web si registrino con i loro veri nomi.
In basso il pezzo apparso sulla versione di carta e su quella per iPad con la mia immancabile “Mapa das redes sociaisâ€.
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Facebook: l’8,7% sono account falsi, duplicati o non personali
Posted by vincos on agosto 2, 2012 · 2 Comments
In un documento ufficiale alla SEC Facebook rivela che l’8,7% degli utenti attivi mensili, circa 83 milioni, potrebbero essere classificati come ipotesi di violazione dei termini di servizio.
In particolare l’azienda stima che:
- l’4,8% sarebbero account duplicati, come nel caso di chi crea due profili per esigenze diverse)
- il 2,4% rientrerebbe nel caso di account non proprio personali, ad esempio di aziende che li usano erroneamente anziché aprire una pagina
- l’1,5% sarebbero falsi account creati a scopi di spam o simili.
Sono dati interessanti perché dimostrano come una certa quota di account “fuori norma” sia connaturata a tutte le piattaforme e dunque che non sarebbe il caso di scaldarsi tanto per la scoperta di bot e simili. Certo, sarebbe bello che anche altri social media seguissero l’esempio di trasparenza di Facebook.
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State of the Net 2012: il mio keynote e il racconto di radio e TV
Posted by vincos on luglio 31, 2012 · Leave a Comment
Sono stati resi disponibili tutti i video degli interventi a State of the Net. Vi consiglio di darci un’occhiata. In basso trovate il mio keynote, l’intervista e una serie di servizi di radio e tv che hanno coperto l’evento.
L’intervista
RAI News 24
RAI FVG
Corriere TV
RADIO 24 – una chiacchierata con Enrico Pagliarini
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Altimeter: un report sul Social Media ROI
Altimeter ha intervistato 16 brand, 38 fornitori, 3 agenzie, 4 “ecosystem contributor” e 71 professionisti dell’ambito social media e misurazione ed ha riassunto tutto in un “Social Media ROI Cookbookâ€.
Anzitutto emerge che solo il 30% dei brand sentiti considera “efficace†o “estremamente efficace†la propria capacità di connettere le azioni sui social media agli introiti. Tre le sfide principali: l’incapacità di legare queste azioni ai risultati business (56%), la mancanza di capacità di analisi e/o di risorse (39%), strumenti inadeguati (38%).
Altra importante evidenza è che l’84% dei rispondenti dice che il contributo principale delle attività sui social media non è di tipo finanziario, ma in termini di intuizioni/spunti che aiutano a migliorare l’esperienza complessiva dell’utente.
Secondo lo studio ci sono sei modi di misurare l’impatto dei social media sui ricavi:
- Aneddotici: esempi sporadici anche riferiti ad altre aziende, in cui i social media hanno mostrato un valore finanziario
- Correlazione: casi nei quali si è riusciti a trovare una relazione tra risultati social (livelli di engagement) e risultati di business
- Test A/B multivariato: ossia il confronto di un gruppo a campione esposto all’attività social con uno non esposto al fine di capire l’effetto dell’attività online
- Link e tagging: applicare pezzi di codice ai link per capire da dove proviene il compratore
- Integrato: usare tool specifici per misurare le attivitÃ
- Commercio diretto: quando si arriva ad aggiungere elementi di e-Commerce all’interno di un social media
In basso il report completo, utile complemento del mio libro “Social Media ROI“.
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Il popolo della rete non esiste – intervista per Nòva
Il popolo della rete non esiste. L’espressione retorica pesantemente abusata dai giornalisti italiani è stata messa in discussione con forza da Luca Tremolada in un suo bel pezzo uscito domenica su Nòva e al quale ho contribuito con alcune riflessioni.
E’ ormai chiaro che il web non è più uno spazio occupato solo da avanguardie tecnologiche, da innovatori e primi adottanti, ma è ormai un territorio di tutti. O meglio, quello che il proliferare di social media ha ben evidenziato in questi anni, è che la rete è un insieme di territori ognuno dei quali abitati da persone diverse.
Anche quelle piattaforme, come Twitter, che qualcuno ancora considera al riparo dalle orde barbariche dei ragazzini che hanno invaso Facebook, in realtà si sono già aperte ad una prima early majority.
Lo dimostrano alcuni dati rilevati da Blogmeter: le trasmissioni televisive più chiacchierate su Twitter sono state Amici e Mistero, inoltre negli ultimi mesi hanno acquistato più forza i meme tipo #100cosedafareprimadimorire o le citazioni dei One Direction (una boy band molto famosa tra i teenager).
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