State of the Net 2012 parte 2: Twitter e gli umori degli italiani

top hashtags italia

Dopo una prima parte tesa ad analizzare la rete da un punto di vista più tradizionale, durante State of the Net, ho presentato un lavoro inedito delle conversazioni e degli umori degli italiani. Per la prima volta con il team di analisti e linguisti computazionali di Blogmeter ho studiato 31,5 milioni di tweet scritti dagli italiani e analizzati automaticamente dal nostro sistema [visualizzati da The Visual Agency].

twitter le ore in cui si twitta

Twitter inizia a svegliarsi già dalle 5 del mattino. La prima punta di tweet si ha tra le 12 e le 14, mentre la massima si riscontra tra le 19 e le 21. Il giorno preferito per twittare è il lunedì, mentre il sabato ci si riposa.
Il 28% dei tweet ha un link quindi contiene rimandi ad altri luoghi della rete, il resto è opinione. Il 18% rappresenta un retweet, quindi un’opinione altrui. Solo il 5% dei tweet è geolocalizzato. Il 23% contiene un hashtag.

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Proprio l’analisi degli hashtag che spesso hanno la funzione di legare delle conversazioni, ci consente di capire di cosa parlano gli utenti attuali (che non sono più solo early adopter). I più utilizzati del periodo possono essere raggruppati in categorie (nell’immagine quelli che hanno fatto registrare i maggiori picchi):

- le pratiche sociali: #ff (che ogni venerdì si ritrova in oltre 18.000 tweet) #sapevatelo #rt #lol #fb
- la condivisione e il commento ai fatti di cronaca: su tutti #terremoto e poi #brindisi; ma anche #bologna #no2giugno #euro2012 #calcio #monti #bossi
- la visione collettiva di una trasmissione televisiva o radiofonica. Le più popolari sono state #amici e #mistero, poi #serviziopubblico, #piazzapulita, #twitandshout
- i luoghi: #roma, #milano, #italia.

mood su twitter italia

Ma le parole nascondono un mood (si parla di sentiment solo quando il campo semantico è definito): il software di analisi semantica di Blogmeter ha permesso di comprendere automaticamente la positività e la negatività di questi milioni di messaggi, ma soprattutto del cambiamento nel tempo delle attitudini emotive degli italiani. Poco più di 1/3 dei tweet analizzati contiene un’espressione emotiva. Se in una giornata tipo le emozioni positive e negative tendono ad equivalersi, in occasione di eventi particolari emergono dei picchi.

Dall’analisi del periodo considerato si notano due picchi di negatività (Bomba a Brindisi e Terremoto) e alcuni giorni in cui prevale la positività, ma non legata ad un singolo evento.

emozioni twitter terremoto brindisi

Durante le ore del dopo bomba emerge anzitutto il disgusto, seguito da tristezza, rabbia, paura. Mentre durante il terremoto in Emilia le emozioni si invertono ed emerge la paura in primis, seguita da disgusto e rabbia. Di diverso tenore la partita dell’Italia. Qui l’analisi granulare dei messaggi allo scorrere dei minuti mostra prima la rabbia, poi seguita dalla gioia.

State of the Net 2012 parte 1: lo scenario italiano

audience social media 2012

Grazie a Sergio, Paolo e Beniamino ho avuto l’onore di aprire State of The Net 2012, l’unica conferenza italiana che ha accettato la sfida di raccontare in modo non superficiale la rete. Ho provato a tratteggiare lo stato della rete offrendo diversi punti di osservazione: da quelli più tradizionali (l’analisi dell’audience) a quelli più nuovi (l’analisi delle discussioni e delle emozioni espresse attraverso i social media).

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Gli italiani che hanno avuto accesso alla rete almeno una volta in un mese sono stati 28 milioni (fonte Audiweb – aprile 2012) in crescita del 7,6% rispetto allo scorso anno. Nel giorno medio troviamo su internet 14 milioni di persone, che restano collegate circa 1 ora e 21 minuti. Più dell’anno scorso, anche se si è assistito ad una riduzione delle pagine viste per persona (147)

gli italiani in rete

Curioso scoprire che ci sono molti italiani che usano Google per cercare Google (forse alcuni suoi servizi?). In generale il motore di ricerca è sempre più usato per raggiungere velocemente i luoghi di destinazione preferiti, Facebook in primis, Youtube, la propria casella di email, il meteo, i giochi. IMU è la parola più ricercata negli ultimi mesi (+5000%).

I grandi portali hanno perso il loro ruolo predominante e Facebook si è imposto come luogo d’incontro principale. I dati ufficiali parlano di 22 milioni di iscritti, di cui 14 che si collegano quotidianamente e 10 che lo fanno in mobilità.
A notevole distanza Twitter che ha avuto 3,6 milioni di visitatori ad aprile (+111% rispetto all’anno scorso), in calo di 155.000 unità rispetto al mese precedente.

audience social media 2012

Seguono Linkedin con 2,8 milioni, in leggera discesa, Google+ in crescita con circa 2,7 milioni di visitatori. Interessante la crescita di Tumblr, che supera il milione, mentre Pinterest, nonostante il clamore mediatico sfiora i 500 visitatori. Foursquare raggiunge quota 291.000 anche se il dato Audiweb/Nielsen non considera gli accessi da mobile.

Considerando le pagine Facebook scritte in italiano, emerge un amore dichiarato per i marchi del gusto e dello sport, mentre l’”amore praticato”, in termini di engagement, premia i media (vedi classifica).

Nel prossimo post un approfondimento dell’inedita analisi di 31,5 milioni di tweet degli italiani e la presentazione completa.

Stati di connessione di Giovanni Boccia Artieri

stati di connessione

stati di connessioneHo avuto il piacere di leggere in anteprima l’ultimo lavoro di Giovanni Boccia Artieri (Professore ordinario presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino) “Stati di Connessione” e ho deciso di condividere con voi le sue risposte ad alcune delle tante curiosità che il libro mi ha stimolato.

Spiegaci cosa intendi con “Stati di connessione”

Ci troviamo oggi a vivere una doppia realtà online/offline come condizione stabile e normalizzata della nostra esistenza. Ma siamo oltre la dimensione multilife: il lavoro, l’apprendimento, l’informazione o l’intrattenimento vengono gestiti e trattati attraverso uno stato di possibilità di interconnessione che mette in relazione il vissuto in questi ambiti con una rete di relazioni sociali resa sempre potenzialmente disponibile ed attivabile.
News che vengono filtrate e curate nelle nostre timeline, condivisione dell’esperienza dei luoghi e degli eventi attraverso contenuti geo localizzati e con uso di tag, moltiplicazione dell’intrattenimento attraverso pratiche dual-screen…

Non c’è una distinzione vitale tra reale e virtuale, nessuna doppia vita o multivita, solo una gestione spaziale e temporale del mondo più complessa in cui l’immateriale dà forma al materiale e viceversa secondo un principio circolare e di accrescimento della realtà: enhanched reality. Il tutto nell’ambito di uno stato di connessione con le nostre reti sociali attuali e potenziali.

Potremmo sintetizzare questa dinamica con: prima crea connessioni, poi progetta e filtra. I social network in particolare caratterizzano un ambiente che mette in luce un modo di pensare le nostre relazioni, l’informazione, ecc. come uno stato di potenzialità che potrà essere attualizzato di volta in volta in modi e forme diverse, come risposta allo stato di contingenza del mondo. È questo il senso dietro all’accusa di inutilità di quell’eccesso di friend che abbiamo su Facebook, ad esempio: rappresentano una riserva di possibilità da “curare” in futuro.

E così pure l’esperienza del mondo diventa sempre di più uno sharing costante con le proprie reti: il senso prodotto dall’esperienza passa dalla condivisione e dalla messa in relazione attraverso i contenuti, dai nostri stati di connessione, appunto.

Comunemente si pensa ai social media come palcoscenici per egocentrici, tu poni la questione della auto-riflessività

Credo che oggi dobbiamo chiederci se quando una quantità crescente di individui pratica costantemente la connessione fino a percepirla come uno stato sempre più naturale nella propria vita – essere always on – si crea un presupposto diverso per i meccanismi riflessivi del vivere sociale. Confrontarsi quotidianamente con lo status update di un social network, rispondere alla domanda “cosa stai pensando?” e metterla in pubblico non è solo un attivatore di un quesito esistenziale ma l’esplicitarsi di auto-riflessività, un attivatore del confronto interiore con sé stessi e con gli altri. Anzi, la riflessività diventa connessa: l’abitudine di produrre contenuti in pubblico che hanno a che fare anche con sentimenti, emozioni, esperienze personali, ecc. cambia le dinamiche del meccanismo riflessivo: sarà sempre meno ego riferito dal momento che lo facciamo in pubblico? E questa abitudine continua e di massa come cambierà la nostra riflessività?

A questo tema si lega quello della consapevolezza. La comune vulgata vorrebbe gli abitanti gli spazi sociali come esseri inconsapevoli, in balia di pericoli imminenti. Tu invece evidenzi come stia cambiando il nostro senso della posizione nella comunicazione

Stiamo imparando ad abitare un ambiente in cui le forme di comunicazione interpersonale si intrecciano sempre più con quelle di massa: il broadcast yourself non è più solo uno slogan promozionale ma una condizione comunicativa più familiare. Siamo cresciuti da cittadini, consumatori e pubblici in un contesto comunicativo in cui ci percepivamo come “oggetto” di comunicazione, oggi cominciamo a percepirci come soggetti. E non si tratta solo di empowerment, cambiano proprio le condizione di possibilità della comunicazione e il nostro pensarci come cittadini, consumatori e pubblici connessi, appunto. Cominciamo a costruire timeline che consideriamo utili alla “cura” dei flussi comunicativi, abbiamo un crescente interesse per i contesti in cui ci esprimiamo collettivamente sui contenuti aggregandoci con gli #hashtag, ci esprimiamo in ambienti in cui pensiamo che il nostro contributo conti. È uno stato di tensione, non perfettamente sviluppato, siamo solo all’inizio di un percorso in cui gli attori istituzionali (imprese, politica, media) vengono visti come nodi orizzontali e non più solo verticali del processo comunicativo.

I pubblici connessi acquistano una consapevolezza del loro potere di influenzare o interferire nello storytelling aziendale/istituzionale. Pensi che le aziende e le istituzioni stiano comprendendo, soprattutto in Italia, come, di conseguenza, stia cambiando anche l loro posizione/rilevanza nel nuovo ambiente mediale?

Credo che molti attori istituzionali ed imprese stiano sperimentando la relazione in un contesto in cui imparano come alla autorevolezza si stia sostituendo la reputazione e la pertinenza, come occorra costruire contesti in cui offrire meccanismi di coinvolgimento e sviluppare un servizio per i pubblici produttivi anziché realizzare contenuti che hanno la voce dell’ufficio stampa.
Quello che mi sembra oggi necessario capire è come aziende ed istituzioni possano trasformarsi comunicativamente in ambienti narrativi capaci di farsi attraversare dai racconti degli utenti per arricchirsi ed arricchirli di senso, cioè come possano diventare ambienti di servizio per percorsi di senso che incorporino i valori dell’azienda o dell’istituzione stessa. Questa mi sembra la sfida principale per brand e pubbliche amministrazioni: capire come diventare piattaforme di senso per narrazioni tansmediali per i pubblici connessi.

Iniziamo a prendere confidenza con territori da abitare scegliendo tra forme di intimità e pratiche di esibizione. Pensi sia necessaria una educazione specifica in tal senso o che i nuovi abitanti vadano lasciati liberi di sperimentarne i confini?

Credo sia inevitabile partire dalle pratiche esistenti e dalle opportunità/condizionamenti che l’ecosistema dei media digitali predispone. In tal senso abbiamo, da una parte, un bisogno crescente di portare nei percorsi educativi il discorso sulla vita online: la naturalità di ingresso nei social network dei nostri figli, ad esempio, non corrisponde necessariamente ad una loro competenza comunicativa e di gestione emotiva o affettiva. Al di là di ogni demonizzazione sappiamo ad esempio che le problematiche connesse alla neo-privacy o al cyberbullismo richiedono una riflessione che porti a trovare soluzioni che siano maggiormente allineate alle narrazioni che i giovani costruiscono attorno a questi temi e come la nostra visione, preoccupata, da adulti rischi di mettere fuori fuoco i problemi. Non sempre ciò che noi riteniamo intimo o frutto di puro esibizionismo viene pensato e percepito come tale e spesso è funzionale alla costruzione di percorsi di senso diversi.
D’altra parte dobbiamo riconoscere il valore di sperimentazione che può assumere toni critici rispetto al desiderio dominante di controllo e di eccesso della trasparenza che molta della politica relativa al web propone. In tal senso anche il fake o l’anonimato online hanno una funzione di svelamento. Così come l’eccesso di trivialità e quotidianità che serpeggiano in particolare nei social network più utilizzati e che spesso sono il germe della creazione di anticorpi per una cultura digitale.

La mappa dei social network nel mondo – giugno 2012

World Map of Social Networks - june 2012

La situazione non è cambiata molto in sei mesi. Facebook ha superato gli 845 milioni di utenti attivi (i registrati sono certamente di più) ed ora è il social network più visitato in 126 paesi sui 137 che ho analizzato (fonti confrontate: Alexa & Google Trends for Websites). Si pensi che nel 2009 erano 17 i social network leader in qualche paese del mondo, ora sono solo 7, come mostra l’animazione in basso.

World Map of Social Networks - june 2012

L’Europa è il più grande continente di utenti Facebook con 232 milioni di iscritti. Segue l’America del nord con 222 milioni, l’Asia con 219 milioni.
Eppure la forza di Zuckerberg non riesce a penetrare nelle cortine di ferro di alcuni paesi:

- la Russia dove la battaglia è tra due servizi locali: V Kontakte and Odnoklassniki (le fonti divergono in questo caso).

- la Cina dove QZone dice di avere 560 milioni di utenti, seguito da Tencent Weibo (337 milioni) e Sina Weibo (334 milioni).

- l’Iran dove per accedere a Facebook si usa Tor o simili e il social network “di stato” è Cloob

- il Vietnam e Lettonia che ancora preferiscono le reti sociali locali: Zing e Draugiem, rispettivamente

Animated World Map of Social Networks (June 2012)

Anche se la distanza rispetto a Facebook è ancora siderale, conviene dare un’occhiata anche ai servizi che lottano per la seconda e terza posizione (considerando il problema di rilevare Google+ che non viene indicato da Google Trends for Websites). Come emerge dalla tabella in basso, compilata tenendo conto dei dati di Google Trends for Websites, Twitter prevale su LinkedIn solo in USA, UK e Svezia. In Europa il secondo posto è spesso occupato da network locali come Badoo (Austria, Belgio, Francia, Italia, Portogallo), Tuenti (Spagna), Hyves (Paesi Bassi), Wer-Kennt-wen (Germania).

Top social networks by country June 2012

Approfondimenti e novità nel mio libro “SOCIAL MEDIA ROI” (Apogeo).

Rai News 24: interviste intorno a Twitter

vincenzo cosenza a rainews24

Martedì sera sono stato ospite di “Visioni di Futuro” di Francesco Gatti per discutere di Twitter ed emergenze insieme al compaesano Giuseppe Granieri e Giovanna Locatelli.

Qualche settimana prima, in occasione del Festival del Giornalismo, Celia Guimaraes di Rai News 24 mi aveva chiesto un parere per un servizio su Twitter e giornalismo.

Facebook Top Brands: le migliori pagine in italiano per fan, engagement e tempi di risposta

Le migliori aziende su Facebook - maggio 2012

Da troppo tempo ormai le aziende stanno collezionando fan su Facebook un po’ come zio Paperone collezionava monete da ammirare e lustrare. Quello dei fan, a ben vedere, è un patrimonio statico perché dice nulla della reale capacità di coinvolgere gli utenti. Meglio utilizzare altre metriche in grado di segnalare la dinamicità del rapporto che si sta costruendo.

Tra queste il “Page Engagement Index” che misura il rapporto tra il totale delle interazioni sulla pagina (like, commenti, condivisioni, post spontanei dei fan) e il numero dei fan.
Per sensibilizzare le aziende verso la considerazione di indici in grado di mostrare meglio le loro performance Blogmeter ha creato Facebook Top Brands. Si tratta di una piccola infografica aggiornata ogni mese, delle pagine aziendali scritte in italiano (almeno per il 50% dei post), che mostra 3 classifiche: per fan, per “page engagement” e per “response time”. I dati sono stati recuperati grazie al tool “Facebook Social Analytics“.

La prima mostra l’attaccamento a “love brand” soprattutto dello sport e del food, la seconda evidenzia la forza delle notizie e delle offerte commerciali come elemento di engagement, la terza è forse la più interessante. Per la prima volta, infatti, rileva la capacità di alcune aziende di considerare il social network non solo come una vetrina, ma come un luogo per ascoltare e rispondere alle esigenze dei clienti. Tra queste PosteMobile, che risponde entro 2 ore, Banca Intesa Sanpaolo, entro 3, e Poste Italiane, entro 4.

Le migliori aziende su Facebook - maggio 2012

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