Le performance della stampa italiana su Facebook: i quotidiani

20120426-164208.jpg

Il consumo di notizie passa sempre più, anche nel nostro paese, per gli ambienti sociali della rete, in primis Facebook. Ma i giornali di carta quanto hanno compreso i meccanismi di funzionamento del più grande social network?
Per scoprirlo ho condotto la prima ricerca sulle performance dei giornali cartacei su Facebook (quotidiani, settimanali, mensili) servendomi di Facebook Social Analytics di BlogMeter. Si tratta di un potente strumento che mi ha permesso di analizzare tutte le interazioni (oltre 2 milioni) accadute in 30 giorni tra pagine ufficiali delle testate italiane e i lettori (dal 20 marzo al 18 aprile 2012).

Il 63% delle 161 testate di qualunque periodicità considerati ha una pagina su Facebook. Ma questo valore è determinato soprattutto dai quotidiani: ben l’88% ha una pagina su FB. Tale percentuale scende sensibilmente nel caso dei settimanali e dei mensili. Tra i primi solo il 48% ha una presenza sul network di Zuckerberg, mentre tra i secondi la percentuale è del 51%.

La semplice rilevazione del numero di fan mostra come, tra i quotidiani, La Repubblica sia riuscita ad aggregare oltre 900.000 sostenitori, seguita da Il Fatto Quotidiano con oltre 750.000, dal Corriere della Sera con oltre 670.000, dalla Gazzetta dello Sport con oltre 450.000. Nella fascia tra i 100.000 e i 200.000 si trovano L’Unità, Leggo, Il Sole 24 Ore, il Corriere dello Sport. Tra i 100.000 e i 50.000 TuttoSport, Il Mattino, il Giornale.
Ma quello dei fan è un parametro che non permette di cogliere la capacità di coinvolgimento. E’ dunque fondamentale analizzare il volume di interazioni complessivamente accadute sulle singole pagine, come somma di like, commenti, condivisione di articoli, post spontanei dei fan. Anche in questo caso la Repubblica primeggia con 364.000 interazioni, pur non permettendo ai lettori di postare, seguita a ruota dal Fatto con 348.000. In terza posizione spunta Leggo con 313.905 interazioni sviluppate. Segue il Corriere della Sera con 122.754.

20120426-164208.jpg

L’incrocio del numero dei fan, delle interazioni totali (ossia la somma di like, commenti, share e post non sollecitati dei fan sulla pagina) e della numerosità delle notizie pubblicate sulla pagina Facebook (nel grafico proporzionali alla grandezza delle sfere) rendono possibile l’identificazione di 4 tipologie di quotidiani, nonché di 4 stadi della loro presenza sul social network:

- i “leaders†ossia coloro che hanno ben compreso sia come aumentare i fan che come utilizzare la pagina come spazio di conversazione e rilancio delle notizie. In questo caso Repubblica e Il Fatto Quotidiano. Entrambi hanno valori molto alti sia in termini di engagement per post (per ogni post Repubblica riesce a stimolare in media 657 reazioni dei lettori, mentre Il fatto 499) che di engagement per fan (per ogni 100 fan Repubblica stimola 34 interazioni e Il Fatto 39)

- i “fan collectors†ossia coloro che hanno pensato soprattutto a collezionare fan, ma che non sono riusciti a coinvolgerli pienamente su Facebook. Rientrano in questa categoria Il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport. Il primo riesce ad ottenere in media 441 reazioni per ogni post scritto, ma solo 15 per ogni 100 fan, quindi ha una base fan poco reattiva. La Gazzetta sviluppa 126 interazione per post e solo 5 per ogni 100 fan

- i “laggards†ovvero “ritardatari†coloro i quali hanno meno fan, ma anche minore engagement totale. La maggior parte dei quotidiani analizzati rientra in questa categoria, che mostra alcune potenzialità interessanti come quelle di TuttoSport, il Giornale, l’Unità, il Corriere dello Sport che hanno un elevato engagement per post

- gli “engagers†che non hanno tantissimi fan, ma riescono a stimolarli bene. E’ Leggo l’unico quotidiano che rientra in questo quadrante, grazie alla sua capacità di generare il massimo delle interazioni per fan ossia in media 167 per ogni cento fan e 306 interazioni per ogni notizia postata.

In definitiva i quotidiani prediligono un uso strumentale di Facebook ossia come luogo per catturare lettori da portare verso il sito principale. Non dialogano con gli utenti, preferendo semplicemente condividere link agli articoli contenuti sui siti ufficiali. Solo la Gazzetta dello Sport punta anche sulla pubblicazione di foto attraverso Facebook. Dunque al momento non sfruttano le enormi potenzialità del mezzo, come la nuova timeline che permetterebbe un racconto per immagini complementare a quello testuale.

Curiosità:
- il momento preferito per commentare è dalle 17 alle 18
- la giornata in cui i fan commentano di più è il giovedì, quella più scarica è la domenica

Nel prossimo post condividerò l’analisi di settimanali e mensili con la ricerca completa.

Giornalisti italiani su Twitter

twitter_journalists_followers_0412_small_title

Il mio primo esperimento di analisi dei giornalisti italiani su Twitter ha avuto una tale eco dentro e fuori la rete da indurmi ad un aggiornamento. Quella che condivido oggi è un’anteprima che discuterò al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 27 aprile prossimo in compagnia di Stefano Menichini (Europa), Federico Mello (Il Fatto Quotidiano) e Diletta Parlangeli (DNews).
Anche stavolta il punto di partenza della mia social network analysis sono stati i 456 giornalisti italiani su Twitter censiti da La Macchina del Fungo al 7 aprile (tre mesi fa erano 341).
Nella precedente analisi solo Severgnini risultava aver superato i centomila follower. Ora invece sono cinque i giornalisti che vantano questo primato (probabile effetto della crescita di popolarità che ha avuto il social network nell’ultimo periodo).

Le testate con più presenze, a giudicare dalle info dei profili, sono il Corriere (33), Sky (30), il Sole 24 Ore (27), la Repubblica (26), La Stampa (24). In coda la RAI con 13 e Mediaset con 2.

I giornalisti con più follower sono: Alfonso Signorini (269.193), Beppe Severgnini (212.341), Roberto Saviano (183.415), Ilaria D’amico (130.128), Guido Meda (102.934).
Più in basso troviamo: Franca Sozzani (87.708), Marco Travaglio (87.737), Daria Bignardi (85.431), Paolo Attivissimo (73.871), Salvo Sottile (69.293), Gianni Riotta (65.405), Ferruccio De Bortoli (63.817), Gianluca Di Marzio (61.041), Riccardo Luna (55.191), Pierluigi Pardo (50.578)
Gli incrementi maggiori li hanno fatti registrare Signorini + 193% e Di Marzio +196%.
In basso la visualizzazione del reticolo di rapporti tra i vari account, con le immagini del profilo di grandezza proporzionale al numero di follower. I colori dei nomi variano dal rosso (pochi tweet alla data considerata) al verde (molti tweet).

Il rapporto tra numero di account seguiti e follower cambia in base alla notorietà del giornalista. Tra i primi 20 giornalisti col maggior numero di follower quelli che presentano il più alto rapporto following/follower sono Riccardo Luna (2,5%) e Sandro Ruotolo (2,2%).
Tra i 20 più seguiti ci sono 3 profili, quelli di Saviano, della Sozzani e di Travaglio, che non rispondono mai alle sollecitazioni dei follower.

Ma cosa succede restringendo l’indagine al microcosmo dei 456 giornalisti considerati? Chi sono i più seguiti? Come usano lo strumento?

twitter journalists indegree

Nella visualizzazione in alto le immagini del profilo sono di grandezza proporzionale al numero di in-degree (numero di giornalisti che seguono i colleghi). Dal raffronto con il grafico precedente, è immediato notare che mentre l’interesse del grande pubblico si concentra su un nucleo ristretto di nomi famosi, i giornalisti tendono a seguirsi a vicenda. I più seguiti, in ordine, risultano essere Ferruccio De Bortoli, Mario Calabresi, Gianni Riotta, Ezio Mauro, Beppe Severgnini, Dario Di Vico, Luca Sofri, Luca De Biase, Pierluigi Battista, Franco Bechis.
Specularmente alcuni top giornalisti in termini di follower come Alfonso Signorini, Franca Sozzani, Guido Meda, Marco Travaglio, Salvo Sottile, risultano non essere tra i più seguiti dai colleghi.

Gli ingressi maggiori si sono avuti nel 2009 con 164 giornalisti e nel 2011 con 134. New entry del 2012: Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti, Giuliano Ferrara, Paolo Mieli.

Come emerso dalla precedente analisi c’è chi ne ha compreso i meccanismi di informazione e interlocuzione, chi invece lo usa solo come strumento di comunicazione broadcast, preferendo seguire pochissime persone. Antonio Padellaro, direttore de Il Fatto Quotidiano ne segue 7, Marco Travaglio 10, Federico Rampini 14. 1/5 dei giornalisti segue meno di 100 persone.

Facebook: 901 milioni di utenti attivi, 500 milioni da mobile

20120424-073134.jpg

20120424-073134.jpg

Facebook ha depositato una modifica al documento S-1, che serve a supportare la sua presentazione in borsa. Con esso si dichiarano 901 milioni di utenti attivi mensilmente, di cui 500 da dispositivo mobile.
Inoltre si svela che per l’acquisizione dei Instagram sono stati previsti 23 milioni di azioni al prezzo di $30,89 e $300 milioni in contanti, per un totale di $1,010,470,000.

In basso incollo il pezzo del Corriere sulla vendita di Instagram, corredato dalla mia mappa dei social network nel mondo (anche se senza citazione della fonte).

Twitter: intervista su L’Espresso e Radio24

Sembra ancora caldo l’argomento Twitter sui media italiani. Qualche settimana fa mi ha chiesto una battuta Fabio Chiusi per uno speciale de L’Espresso e sabato ne abbiamo parlato con Marco Zamperini all’interno di 2024, la trasmissione di Enrico Pagliarini.
Buona lettura e buon ascolto.

Le barriere aziendali al coinvolgimento attraverso i social media

barriere social

Un nuovo studio dell’Economist Intelligence Unit in collaborazione con PulsePoint Group evidenzia con chiarezza l’attitudine odierna verso i social media. La survey condotta su 329 dirigenti statunitensi e canadesi mostra la consapevolezza degli impatti positivi dell’investimento in termini di aumento della market share e miglioramento dei prodotti/servizi. Ma nel contempo fa emergere le barriere ad un’azione più incisiva e duratura nel tempo. In primis l’incapacità di provare un ritorno sull’investimento, tema oggetto del mio libro Social Media ROI, figlio della ritrosia culturale a comprendere i social media e ad usarli per fini strategici. A riprova di ciò in terza posizione la nebulosità di una strategia per il cambiamento.

barriere social

via John Bell

Osservatorio Brands & Social Media in Italia: molto attivo il settore retail, Ikea leader

come i retail store usano i social media

Digital PR ha rilasciato il IV° rapporto dell’Osservatorio Brands & Social Media in collaborazione con l’Università Cattolica. Dopo l’analisi delle aziende del settore consumer electronics, e automotive, bancario/assicurativo (alle quali avevo partecipato attivamente) è stato approfondito il retail.

Brands & Social Media - Retail - infografica

Sono state analizzate le attività di comunicazione corporate sui social media di 20 catene di negozi attive in Italia aventi ad oggetto variegate categorie merceologiche. I criteri di analisi hanno tenuto conto sia dell’investimento in termini di comunicazione (es. la frequenza di aggiornamento dei profili e la loro personalizzazione), sia dell’interazione degli utenti (es. numero di commenti e like sulle proprie pagine Facebook o i retweet su Twitter).

Ikea svetta grazie ad una strategia di comunicazione multipiattaforma intensiva (utilizza Facebook, Twitter e YouTube mentre non ha un blog per il mercato italiano) in cui spiccano gli elevati tassi di interazione degli utenti. I primi cinque gradini della classifica sono occupati dopo Ikea da, Media World, La Feltrinelli, Euronics e Fnac. Si tratta di aziende che attuano una strategia similare a quella della catena di arredamento, ma con risultati inferiori.

Altre risultanze:

- Delle 20 aziende selezionate 14 risultano attive sui social media per il mercato italiano. Di queste, 13 hanno una pagina su Facebook, 11 un profilo su Twitter e altrettante su YouTube.

- un dato in controtendenza è la presenza di diversi blog aziendali, attivati da quattro aziende: BricoCenter, United Colors of Benetton, Fnac e La Feltrinelli

- si possono distinguere due grandi modalità di gestione dei profili: il focus su brand e prodotti (come Fnac e Unieuro) e il focus sul “mondo†del proprio settore di riferimento (Ikea, Media World, Decathlon, Cisalfa Sport, Euronics).

come i retail store usano i social media

Consulta l’executive summary e richiedi il rapporto completo.

Vincos Blog è il blog di Vincenzo Cosenza su tecnologie, social media, marketing, e relazioni pubbliche. I contenuti di questo blog sono rilasciati sotto licenza creative commons salvo dove espressamente derogato.