Twitter: social network o news medium ?
Posted by vincos on ottobre 2, 2010 · 5 Comments
Che cos’è un social network? Secondo gli studi dei ricercatori Boyd/Ellison un social network è un servizio web che permette: la creazione di un profilo pubblico o semi-pubblico all’interno di un sistema vincolato, l’articolazione di una lista di contatti, la possibilità di scorrere la lista di amici dei propri contatti.
Dunque da un punto di vista tecnologico si può considerare Twitter un vero e proprio social network. “Ma studiando la circolazione delle news attraverso questa rete sociale, dice Davide Bennato (docente di sociologia dei processi culturali all’Università di Catania), abbiamo rilevato che dal punto di vista comunicativo Twitter sviluppa processi sociali più vicini ai media broadcast come radio e televisione”.
Lo studio, realizzato insieme ad Alessandro Panconesi (direttore del il Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza), ha preso in considerazione la diffusione sia di notizie esogene (la cui fonte è rinvenibile in altri media), che endogene (quelle che nascono all’interno del soial network). Nel primo caso si è visto che le news si diffondono rapidamente per poi stabilizzarsi con un basso contributo dell’effetto retweet, mentre nel secondo caso la diffusione è più lenta, ma è aiutata dai retweet (cioè il rilancio della notizia appresa da un proprio contatto).
La diffusione delle informazioni online. Il caso Twitter
La conferma della natura di mezzo broadcast e poco conversazionale di Twitter giunge anche da un’altra ricerca di Sysomos che ha scoperto che soltanto il 29% dei tweet è in grado di generare una reazione (un retweet nel 6% dei casi e un reply nel 23%).
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La mappa sull’Economist: social network, democrazia, rivoluzione
Qualche giorno fa Malcom Gladwell, dalle colonne del New Yorker, ha sostenuto che Facebook, Twitter et similia non contribuiscono a generare alcuna vera rivoluzione sociale. Per far ciò ci vuole un’organizzazione gerarchica che guidi l’azione e un movimento basato su legami forti tra le persone, che le spinga a compiere gesti che richiedono sacrificio. Al contrario i social media, tendono a privilegiare i legami deboli e ad incoraggiare gesti semplici, ma poco concreti (il like, l’adesione ad un gruppo, il retweet).
Ieri The Economist rilanciava, in homepage, il dibattito ospitando una tesi vicina alle posizioni di Gladwell e una contro.
La prima, utilizzando la mia mappa mondiale dei social network, sostiene che questi servizi non siano sufficienti a dare più possibilità di espressione alle persone e a minare la capacità di controllo dei governi autoritari. Infatti dalla mappa risulta chiaro come in paesi come Iran, Cina, Vietnam, il governo favorisca social network di stato ed eventuali escamotage per sfuggire al controllo sono ad appannaggio solo di una minoranza.
La seconda tesi sottolinea la capacità di questi mezzi di contribuire a trasferire parte del potere, di espressione e di azione, dal centro alle periferie. In un mondo in cui l’informazione non può essere controllata, gli abusi di potere tenderebbero a diventare più difficili.
Secondo me le nuove piattaforme di collaborazione e condivisione hanno enormi potenzialità , ma restano pur sempre dei mezzi abilitanti. Per incidere sulla realtà politica e sociale occorrerà sempre la capacita’ di costruire un organizzazione, non necessariamente gerarchica, che poggi su una cultura condivisa e faccia leva su motivazioni comuni.
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Facebook Places disponibile in Italia
Posted by vincos on settembre 30, 2010 · 7 Comments
Senza alcun annuncio ufficiale, Facebook ha aperto Places in Italia (qui le caratteristiche del servizio). Era accaduto ieri in Australia e giorni fa in Giappone, Canada e UK.

A Facebook Luoghi si accede da dispositivo mobile, tramite il client di Facebook o puntando il browser all’indirizzo http://touch.facebook.com.
Al momento il database dei luoghi non sembra spoglio, probabilmente ciò è dovuto a qualche accordo fatto con qualche fornitore di servizi o è stato popolato da servizi di terze parti come Gowalla (i cui check-in già da un mese arricchiscono Places).
A differenza di servizi simili come Foursquare o Gowalla caratterizzati da un meccanismo ludico che spinge al check-in compulsivo per conquistare uno stemma o diventare sindaco di un luogo, Places è una semplice feature dello strumento publisher (quello che ci permette di lasciare un classico messaggio di stato). Ciò dovrebbe garantirne un uso meno ossessivo, almeno fino a quando terze parti non inizieranno a sviluppare giochi e applicazioni basati su di esso (come SCVNGR).
Ora non ci resta che vedere se la potenza dei numeri del social network più famoso del mondo riuscirà a sdoganare, e rendere mainstream, i servizi di geolocalizzazione.
Update: riconoscendo a Vincos Blog il primato di aver dato la notizia in Italia, Allfacebook e Inside Facebook hanno annunciato il lancio di Places anche in Francia.
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Clay Shirky – Cognitive Surplus
Dopo “Here comes everybody” nel quale aveva descritto le trasformazione dei media e la nascita del consumatore/produttore, Clay Shirky nel nuovo “Cognitive Surplus” prova ad esortare il lettore ad un impiego sociale del proprio surplus cognitivo.
Partendo dall’analisi storica di come cambia l’utilizzo di questo “tempo dell’intelletto liberato”, dai bevitori di gin del ’700 ai couch potatoes dell’era televisiva, Shirky arriva a sbatterci in faccia un dato impressionante: ogni anno gli statunitensi trascorrono 200 miliardi di ore davanti alla tv, mentre per creare Wikipedia, una risorsa utile per tutti, ci sono volute “solo” 100 milioni di ore.
Per la prima volta oggi l’interconnessione tra le persone, attraverso internet e piattaforme specifiche, ci permette di trattare il tempo libero come una risorsa globale condivisa, che può essere usata per creare nuovi modelli di partecipazione e condivisione, per scopi comuni.
Chiaramente non ci vuole soltanto del tempo libero per spingerci verso un’azione sociale, spiega Shirky, ma quattro elementi fondamentali:
- Mezzi: ossia piattaforme tecnologiche abilitanti che rendono poco costoso e semplice agire collettivamente
- Motivazione: una molla che può essere intrinseca o estrinseca, e che spesso va anche stimolata con i giusti incentivi
- Opportunità : occasioni nuove, per esempio di condivisione che, nell’era pre-internet, erano impensabili
- Cultura: ossia un set condiviso di valori e pratiche in grado di regolare le attività di una comunità e le relazioni tra i membri
Anche se meno coinvolgente del primo, la lettura di quest’ultimo lavoro di Shirky, venato del suo solito ottimismo, risulta piacevole e stimolante. Terminato il libro, l’effetto immediato è iniziare a chiedersi: come sto usando il mio tempo libero?
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Aziende e brand hijacking: Barclays e Diesel
Posted by vincos on settembre 21, 2010 · 3 Comments
E’ immediato pensare che il cosiddetto brand hijacking, o manipolazione creativa di una campagna o di un logo, sia limitato al solo territorio digitale. E’ relativamente semplice modificare i bit di una campagna di successo per commentarla o contestarla (in basso un esempio che ho creato a partire dalla osannata campagna Diesel).
In realtà l’hacking del mondo di atomi è sempre esistito, pensate alle modifiche rozze fatte con lo spray alle insegne, ma oggi iniziano ad apparire fenomeni più elaborati di “urban branding hijacking“. Un esempio viene citato dal collega inglese Chris Pratt e riguarda la campagna “Boris Bikes” di Barclay, che alcuni “buontemponi” hanno modificato utilizzando anche gli stessi font.
Sarebbe ora che le aziende iniziassero a prendere coscienza di questi fenomeni, imparassero a gestirli o magari prevedessero uno spazio di creatività a disposizione dei consumatori-creatori…ma questa, mi rendo conto, è fantascienza
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Social Network in Russia: Facebook vs VKontakte
Posted by vincos on settembre 20, 2010 · 7 Comments
Come emerge dalla mappa dei social network nel mondo, Facebook sta facendo un’enorme fatica per colmare il gap che lo separa da VKontakte (circa 1.600.000 utenti contro oltre 75.000.000). Così ho chiesto a Katya Trubilova, esperta di social media, di raccontarmi perchè i russi preferiscono un social network locale.
“Anzitutto perchè è un servizio progettato dai russi per i russi. La lingua, poi, ha giocato un ruolo fondamentale nella sua diffusione”. Addirittura, prosegue, “Vkontakte è molto rilevante come luogo d’identità per la Comunità degli Stati Indipendenti in quanto ogni città ha la sua fan page dove gli abitanti comunicano, le aziende locali gestiscono concorsi a premi, ecc…”
Ma c’è di più: nonostante Vkontakte non garantisca il massimo della sicurezza contro intrusioni e virus, viene preferita perchè offre la possibilità di guardare migliaia di film pirata tradotti in russo. In più grazie all’applicazione VK Tracker gli utenti possono anche caricare e scaricare video liberamente.
Facebook non potrebbe mai offrire una “feature” simile, per cui fino a quando il governo non riterrà opportuno agire per regolamentare questa situazione Zuckerberg dovrà accontentarsi del suo status di follower.
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