LinkedIn, il social network professionale più grande del mondo, cresce lentamente ma costantemente, e lo fa provando ad innovare il concept iniziale. Sono riuscito ad entrare nella beta di quella che potrebbe essere la futura interfaccia, nome in codice Signal.
La novità fondamentale è l’introduzione di uno stream in tempo reale delle notizie (aggiornamenti di stato di Linkedin e Twitter) provenienti dalla propria rete di contatti, mutuato dall’esperienza positiva di Facebook (in termini di aumento dell’interazione e permanenza sulla pagina).
Inoltre, dalla colonna di sinistra, è possibile anche usare 8 tipi di filtri per ottenere risultati per network, settore, azienda, data, nazione, scuola, grado di separazione, hashtag più popolari.
Agendo sui filtri si potrà modificare dinamicamente anche il contenuto della colonna di destra dedicata ai trending linksossia le notizie più condivise in un determinato momento. Per ognuna di queste è anche possibile capire quali persone hanno condiviso quel link.
Infine un motore di ricerca migliorato permette di ottenere informazioni rilevanti per parola chiave, argomento, persone. Aggiunta anche la possibilità di salvare determinate ricerche per accedere facilmente ai nuovi risultati (come avviene in Friendfeed).
LinkedIn mi ha dato anche la possibilità di far testare Signal ai lettori di Vincos Blog. Per farlo vi basterà seguire questo link http://linkd.in/b5s5vk Fatemi sapere cosa ne pensate.
La Internet Society (ISOC), storica organizzazione non profit fondata nel 1992 per studiare e promuovere policy e standard per una rete più aperta, ha condotto un’interessante esercizio teso ad immaginare l’evoluzione di Internet. Quattro i possibili scenari tratteggiati, che ci aiutano anche a riflettere sui comportamenti quotidiani da adottare per scongiurare le conseguenze più nefaste:
1. una rete decentrata e aperta basata su un ecosistema sano di operatori, che, grazie a basse barriere d’ingresso, permetterà l’emersione delle idee evolutive migliori e dunque maggiori benefici per gli utenti finali (video);
2. un futuro in cui gli operatori, incapaci di perseguire un obiettivo comune e guidati da interessi particolari, cercaranno di ottimizzare le proprie posizioni di controllo in specifici settori. Pur se in uno scenario frammentato si continuerà a beneficiare di standard tecnologici condivisi (video);
3. tante intranet locali gestite da pochi grandi player, che proveranno a soffocare i conflitti attraverso la negoziazione e non la competizione. In questo contesto i governi proveranno a regolamentare il più possibile la propria rete nazionale e i contenuti resteranno per lo più protetti da leggi sul copyright. Le alte barriere all’entrata renderanno l’innovazione lenta (video);
4. Una rete globale ma fatta di pochi player che impongono il proprio modello di fruizione dell’innovazione. I contenuti saranno sparsi all’interno di ogni network per cui l’utente sarà costretto a sottoscrivere più abbonamenti o ad usare più device e applicazioni per potere accedere ai molteplici servizi (video).
Al tempo della convergenza di culture diverse un protagonista della scena politica può fondersi facilmente con l’immaginario cinematografico e della cultura digitale. La fusione genera nuovi significati, che circolando liberamente in rete, possono incontrare nuove sensibilità e produrre altri manufatti digitali e dunque nuovi significati.
E’ accaduto, ad esempio, con l’ Obama-Joker, i manifesti elettorali dell’UDC, il Berlusconi-The Untouchables…chissà che non accada anche per il Berlusconi-Zuckerberg (un divertissement frutto di elucubrazioni sulla locandina del film The Social Network sui cui campeggia la foto del creatore di Facebook e la frase “Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico”)
Vi lascio il file .psd per creare i vostri remix con i personaggi e il testo che desiderate (font Futura Medium). Se vi va potete inserire un link alle vostre opere nei commenti.
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Update: molto interessante questo “Lord of Bomb” mash-up tra il manifesto di “Lord of War” e il ministro della difesa La Russa fatto da Cani & Porci
La partnership tra Microsoft e Facebook raggiunge oggi un traguardo importante, proprio nel giorno in cui Marissa Mayer, responsabile dell’evoluzione di Google, fallisce il suo obiettivo di realizzare un “motore di ricerca sociale”.
L’obiettivo di Zuckerberg di “organizzare l’informazione intorno alle persone” trova il suo compimento attraverso l’unione con Bing e la tecnologia conosciuta come Instant Personalization.
Da oggi gli utenti di Facebook, al momento solo quelli statunitensi, che faranno una ricerca attraverso Bing, o attraverso il motore interno di FB, saranno in grado di vedere i risultati organizzati in base agli interessi e alle raccomandazioni dei propri amici o degli amici dei propri amici. I risultati mostreranno gli argomenti di maggior interesse della propria rete sociale e anche i “like” dei propri contatti. Ad esempio se si cerca un ristorante si otterranno risultati anche in base ai check-in effettuati dagli amici in quel luogo.
Se invece si cerca il nome di una persona si otterranno dei risultati (foto e luogo di residenza) basati sulle informazioni del profilo di Facebook. Nel caso di omonimie si potrà scegliere la persona che effettivamente si stava cercando aiutati dal contesto (magari perchè è un amico di un nostro amico) e decidere di inviargli un messaggio o richiedere la sua amicizia.
Al momento non sembrano esserci problemi di privacy: tutte le informazioni cui Bing può accedere e mostrare sono solo quelle che l’utente di Facebook ha deciso di rendere pubbliche. Chi non volesse utilizzare questa integrazione spinta tra Bing e Facebook può evitare di usare il motore di ricerca o disabilitare l’Instant Personalization (dalle impostazioni di privacy del proprio profilo)-
L’amore verso un brand, anche quando sconfinato, non è mai cieco. Se ne stanno accorgendo in questi giorni GAP e MySpace che dopo aver rivelato i loro nuovi loghi hanno dovuto affrontare il fiume di critiche che ha inondato la rete. Sulla scia di quanto avvenuto con BP, c’è stato chi si è preso la briga di farsi beffa delle due scelte di rebranding aprendo i fake account GapLogo e My_____ . Contemporaneamente Make your own logo e Crap Logo hanno creato dei servizi per creare il proprio logo in stile Gap, mentre Gapify ha iniziato a collezionare parodie ispirate al nuovo logo.
Logo MySpace - prima e dopo
Infine ISO50 e 99designs hanno fatto partire dei concorsi non ufficiali per rimediare al disastro grafico.
A questo punto il management della catena di abbigliamento ha deciso di reagire e, attraverso la pagina Facebook, ha abbracciato l’idea del crowdsourcing. Una buona mossa che potrebbe rivelarsi un boomerang se poi non si deciderà di tener conto dei feedback arrivati.
Update: l’azienda ha appena comunicato di averci ripensato e di aver deciso di tornare al vecchio logo.
Il fake account del logo MySpace contro il logo Gap
Commentando un post di Massimo, Salvo Mizzi (Responsabile in Telecom Italia di Internet Media & Digital Communication) ha svelato alcune interessanti statistiche sulla dimensione di Twitter nel nostro paese, fornite proprio dai rappresentanti del social network.
1) Registered Users in Italy (number) ~1.3M
2) Active Users in Italy (%) ~350K on a trailing 30 day basis (counted by login to Twitter or API, not including SMS use)
3) Demographics Italian subscribers (gender, age split %) We don’t capture these statistics
4) Italian unique visitors (month) ~7.8M to Twitter.com
5) Italian Twitter Users growth (last 12 months)
We’ve seen a 30% increase in signups over the last 30 days with a total of ~100K in that trailing 30 day period. We don’t have statistics for a full year on this.
6) Daily tweets from Italian subscribers
~350K tweets/day
Alcune considerazioni:
- Soltanto il 27% circa degli utenti registrati risulta attivo
- I visitatori unici su Twitter.com sono molto più alti di quelli forniti da Nielsen e Google Ad Planner (circa 7.8 milioni contro circa 1.3 milioni)
- Ma sono molti o pochi questi utenti registrati ? Per avere qualche termine di paragone ho raccolto in un grafico i dati sugli italiani registrati a Facebook, oltre 16 milioni e mezzo, e a LinkedIn, quasi 1 e 200 mila (dati forniti dalle rispettive piattaforme di advertising).