Le barriere aziendali al coinvolgimento attraverso i social media

barriere social

Un nuovo studio dell’Economist Intelligence Unit in collaborazione con PulsePoint Group evidenzia con chiarezza l’attitudine odierna verso i social media. La survey condotta su 329 dirigenti statunitensi e canadesi mostra la consapevolezza degli impatti positivi dell’investimento in termini di aumento della market share e miglioramento dei prodotti/servizi. Ma nel contempo fa emergere le barriere ad un’azione più incisiva e duratura nel tempo. In primis l’incapacità di provare un ritorno sull’investimento, tema oggetto del mio libro Social Media ROI, figlio della ritrosia culturale a comprendere i social media e ad usarli per fini strategici. A riprova di ciò in terza posizione la nebulosità di una strategia per il cambiamento.

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via John Bell

Osservatorio Brands & Social Media in Italia: molto attivo il settore retail, Ikea leader

come i retail store usano i social media

Digital PR ha rilasciato il IV° rapporto dell’Osservatorio Brands & Social Media in collaborazione con l’Università Cattolica. Dopo l’analisi delle aziende del settore consumer electronics, e automotive, bancario/assicurativo (alle quali avevo partecipato attivamente) è stato approfondito il retail.

Brands & Social Media - Retail - infografica

Sono state analizzate le attività di comunicazione corporate sui social media di 20 catene di negozi attive in Italia aventi ad oggetto variegate categorie merceologiche. I criteri di analisi hanno tenuto conto sia dell’investimento in termini di comunicazione (es. la frequenza di aggiornamento dei profili e la loro personalizzazione), sia dell’interazione degli utenti (es. numero di commenti e like sulle proprie pagine Facebook o i retweet su Twitter).

Ikea svetta grazie ad una strategia di comunicazione multipiattaforma intensiva (utilizza Facebook, Twitter e YouTube mentre non ha un blog per il mercato italiano) in cui spiccano gli elevati tassi di interazione degli utenti. I primi cinque gradini della classifica sono occupati dopo Ikea da, Media World, La Feltrinelli, Euronics e Fnac. Si tratta di aziende che attuano una strategia similare a quella della catena di arredamento, ma con risultati inferiori.

Altre risultanze:

- Delle 20 aziende selezionate 14 risultano attive sui social media per il mercato italiano. Di queste, 13 hanno una pagina su Facebook, 11 un profilo su Twitter e altrettante su YouTube.

- un dato in controtendenza è la presenza di diversi blog aziendali, attivati da quattro aziende: BricoCenter, United Colors of Benetton, Fnac e La Feltrinelli

- si possono distinguere due grandi modalità di gestione dei profili: il focus su brand e prodotti (come Fnac e Unieuro) e il focus sul “mondo” del proprio settore di riferimento (Ikea, Media World, Decathlon, Cisalfa Sport, Euronics).

come i retail store usano i social media

Consulta l’executive summary e richiedi il rapporto completo.

Pinterest in Italia: i dati e un’intervista su RAI Radio Uno

pinterest italia radio uno intervista

pinterest italia radio uno intervistaLunedì scorso sono stato ospite di “START” su RAI Radio Uno per parlare di Pinterest, il social media più chiacchierato del momento.

La sua peculiarità è quella di trasferire online, in maniera semplice e d’impatto, la vecchia pratica, soprattutto femminile, di ritagliare articoli e foto dai giornali per poi conservarli in album tematici. E infatti sono proprio le donne ad utilizzarlo maggiormente (alcuni studi parlano di un 70% di iscritte).
E così soprattutto le grandi aziende di moda, bellezza, cucina, arredamento, editoriali non hanno tardato a sperimentarlo anche nel nostro paese. Anche il piccolo artigiano che ha un negozio online può utilizzarlo come “vetrina infinita” per stimolare l’acquisto, Pinterest, infatti, offre la possibilità di associare un prezzo ad un prodotto.

Ma prima di riversare energie preziose nell’ennesimo social media è necessario valutarne la forza attuale.
Se complessivamente si parla di 12 milioni di registrati, in Italia i volumi di traffico sono bassi, anche se in crescita negli ultimi mesi. Audiweb/Nielsen ha rilevato a dicembre 2011 53.000 utenti unici da desktop, a gennaio 101.000 e a febbraio 287.000, mentre Google AdPlanner ne stima a marzo 570.000. Per darvi un’idea tre volte inferiore a Tumblr.

Google+ 170 milioni di utenti e un nuovo look

Googleplus_redesign

Varcata la soglia dei 170 milioni di utenti (di cui 100 milioni attivi nell’ultimo mese) Google+ ha appena iniziato ad aggiornare pesantemente il suo design.

- Le icone di navigazione si spostano dalla parte alta (ora occupata dai filtri per cerchia) in una barra a sinistra. Si tratta di un “nastro” dinamico che funziona da menu di lancio delle applicazioni, che possono essere ordinate o nascoste a piacimento trascinandole

- più spazio per foto e video

- un flusso di “carte” conversazionali che dovrebbero rendere più semplice l’individuazione di thread interessanti

- una pagina dedicata ai “videoritrovi” che mostra quelli pubblici e quelli degli amici cui si può partecipare

- una pagina “Esplora” che evidenzia gli argomenti e le discussioni di tendenza nel social network

- il redesign della pagina profili

- lo spostamento a destra della chat

L’impatto iniziale mi ha dato una minore idea di pulizia rispetto alla versione precedente sulla quale era stato fatto un bel lavoro di sottrazione. Allo stesso tempo mi sembra che questa nuova interfaccia sia stata pensata per accogliere le novità che verranno (le app di terze parti, le estensioni degli hangout, ecc…). Vedremo, voi cosa ne pensate?

Dai luoghi alle persone: i social network temporanei di prossimità

geo social networks matrix

Conoscete Highlight, Glancee, Sonar, Banjo, Kismet, Grindr, Blendr? Sono alcuni degli strumenti definiti indifferentemente come “Ambient People Discovery”, “Social Discovery Platform” o “Proximity social network”. Si presentano come semplici applicazioni per smartphone dotati di GPS che una volta installate e attivate provvedono a mandarvi un messaggio per notificarvi la presenza di amici o sconosciuti che si trovano nei paraggi e con i quali avete interessi o connessioni comuni.

Facebook ci ha insegnato che i social network sono luoghi che possiamo plasmare scegliendo le persone con le quali ci piace rimanere in contatto (reti esplicite, tendenzialmente stabili). Ma presto o tardi potrebbe diventare più usuale costruire network elastici nei momenti in cui ne sentiamo il bisogno e sulla base di interessi comuni (reti implicite e temporanee).

Stiamo per entrare in un’era post Facebook oppure le funzioni di questi servizi verranno incorporate nei social network attualmente più popolari? Ho provato a rifletterne su “Che Futuro! Il lunario dell’innovazione” il nuovo magazine diretto da Riccardo Luna, sul quale scriverò una volta al mese insieme ad un gruppo variegato di menti brillanti.

geo social networks matrix

Social Media ROI & Analysis framework

social media roi analysis framework

Il ROI dei social media non esiste. Esiste invece la possibilità di misurare finanziariamente il ritorno di una certa attività svolta sui social media, in un determinato arco temporale. L’importante è partire da un concreto obiettivo di business e sforzarsi di individuare le metriche più adatte a misurare i risultati di business e quelli delle attività da svolgere attraverso i social media.

social media roi analysis framework

L’attività di misurazione, che può essere effettuata prima (intelligence) o dopo le azioni di marketing/PR (verifica), si compie attraverso tre fasi:

- analisi delle relazioni che serve ad individuare le reti di persone che seguono un certo account, una specifica discussione, un tema. E capire i legami forti e deboli che si creano online

- analisi delle conversazioni utile a comprendere le discussioni che avvengono in rete attorno ad un brand o ad un argomento

- analisi delle interazioni necessaria per misurare la capacità di un’azienda di entrare in relazione con chi abita i nuovi spazi della rete. Se nella internet di forum, newsgroup e blog poteva bastare analizzare le conversazioni, in quella dei social network le relazioni non si manifestano necessariamente attraverso un commento scritto. Like, Share, Retweet, ReTumblr, Repin, Check-in sono segnali (deboli?) che devono essere analizzati attentamente per capire lo stato di salute del brand o il successo delle iniziative di marketing.

Per approfondire e dare un’occhiata agli strumenti per compiere queste analisi, powered by BlogMeter, vi consiglio di dare un occhio alla presentazione che ho fatto al Web Analytics Strategies.

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