Cosa sanno di noi i broker di dati?

la società dei dati

ProPublica, no profit pluripremiata per le sue inchieste giornalistiche, ha pubblicato un pezzo molto interessante sui cosiddetti “data brokers” ossia quelle aziende, come Axciom, Experian, Epsilon, che collezionano e vendono informazioni sul nostro conto. Ne parlo anche nel mio ebook “La società dei dati“, ma vale la pena riassumere qui gli elementi che Lois Beckett porta alla luce.

la società dei dati Le informazioni di base riguardano il nome, l’indirizzo, i contatti, l’età, la razza, il tipo di lavoro e il livello d’istruzione. A ciò aggiungono anche tutte le notizie che derivano dagli eventi personali: l’acquisto di una casa, il matrimonio e il divorzio, l’educazione dei figli.
Experian, per esempio, vende liste, aggiornate settimanalmente, di famiglie che attendono un nascituro.
Un ulteriore sforzo viene fatto per accumulare le informazioni riguardanti hobby e acquisti fatti, non solo online. Epsilon vende anche liste di persone che hanno effettuato donazioni.

C’è da dire che il lavoro di “ricostruzione” di un profilo a partire da dati molto frammentari è arduo e spesso queste aziende compiono delle supposizioni, che potrebbero però essere più pericolose della realtà.
Difficile dire quale sia la situazione europea, ma il Congresso degli Stati Uniti ha deciso di approfondire la legittimità e i limiti di questo nuovo business.

Più cinquantenni sul web – mia opinione sul Corriere

Audiweb gennaio 2013

Giovedì scorso il Corriere della Sera ha dedicato una pagina, con mio commento, ai nuovi dati Audiweb che mostrano il solito incremento degli “internauti” e il nuovo passo fatto registrare degli over 55. Da gennaio 2012 al 2013 si parla di un più 17% per gli uomini di questa fascia d’età e di un 22% per le donne.
Sono statistiche che non dovrebbero sorprendere chi guarda con attenzione alle dinamiche degli utenti di Facebook (ogni mese aggiornate alla pagina dell’Osservatorio Social Media). Se guardiamo alla fascia over 56 tra febbraio 2012 e 2013 notiamo come sia cresciuta del 39% da 1.341.060 persone a 1.859.960.

Audiweb gennaio 2013

In basso l’articolo completo:

Facebook: un nuovo News Feed con filtri più granulari

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Il News Feed, il fiume di notizie che ci appare ad ogni ingresso in Facebook, sta per cambiare (qui si può chiedere di testare le novità). È stato appena annunciato un redesign che si focalizza su tre aspetti:

- visivo: oltre ad un aggiornamento dell’aspetto grafico della colonna di sinistra, che diventa nera, lo spazio centrale viene ampliato per permettere alle singole storie (anche quelle sponsorizzate) e alle notizie con foto e video di risaltare maggiormente al fine di stimolare l’interazione. Niente di particolarmente innovativo, solo un gap da colmare rispetto a social media emergenti che fanno dell’aspetto visivo un punto di forza.

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- coerenza, in modo che su diverse piattaforme, mobili e desktop, l’esperienza dell’utente risulti non molto differente. Questo è stato uno dei punti deboli del social network, che oggi viene colmato grazie all’acquisizione di Instagram e del suo know how.

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- i filtri: vengono introdotti nuovi modi per estrarre il segnale dal rumore provocato dalle notizie dei nostri amici. È la novità, a mio avviso, più interessante perché prova a fornire nuovi strumenti utili ad attenuare il problema dell’information overload connaturato all’estendersi delle reti e all’aumento della produzione di contenuti (non solo testi e link, ma anche molte foto, video e musica).
Su Facebook finora si poteva decidere di filtrare le notizie secondo due criteri: temporale (notizie recenti) e della prossimità amicale (per vedere solo quelle prodotte da una certa cerchia o da quelli più stretti).
Oggi, sulla colonna di destra, vengono aggiunti filtri contenutistici per ottenere, con un click, solo le condivisioni di foto, musica, giochi oppure quelle provenienti dai gruppi o dalle pagine/persone che seguiamo (senza essere ricambiati nell’amicizia). Dunque un maggior controllo per gli utenti che, decidendo di voler vedere solo le notizie degli amici, eviteranno i messaggi provenienti dalle pagine aziendali.

Un passo in avanti che dovrebbero provare a fare anche tutti gli altri ambienti mediali, in primis Twitter, dove l’unico filtro possibile è a monte, nella costruzione e manutenzione della propria rete di contatti.

Elezioni 2013: i segnali in rete e il responso delle urne

Intenzioni Voto Web

Abbiamo assistito ad una campagna elettorale nella quale il web ha avuto un ruolo importante, sia come luogo delle tattiche politiche (anche se spesso non corrette, perché non inserite in un quadro strategico) che della partecipazione dei cittadini. Molti analisti e giornalisti hanno fatto l’errore di focalizzare l’attenzione e compiere pratiche divinatorie basandosi solo sull’osservazione di Twitter, sia perché più facile da monitorare, sia perché è il luogo che pensano di conoscere di più. Peccato sia solo uno dei tanti luoghi della rete e neanche il più rappresentativo della popolazione.

Eppure, mai come questa volta, gli italiani hanno lasciato pubblicamente milioni di segnali delle proprie attitudini politiche. Con gli strumenti di Blogmeter abbiamo raccolto, da ottobre, oltre 34 milioni di dati, 14 milioni di conversazioni e 20 milioni di interazioni sui social network.

Tralasciando che la raccolta e la classificazione di questi volumi di dati non è cosa tecnologicamente banale, il grosso problema è quello di riuscire ad estrarre del segnale dal rumore. Più che fare previsioni, in questa fase nuova, abbiamo preferito sperimentare e studiare, come fatto durante le primarie (qui le conclusioni raggiunte grazie al lavoro dell’Università di Urbino). Ecco cosa abbiamo scoperto.

menzioni politici web

Le citazioni sul web (siti, forum, blog, social network) non si sono dimostrate correlate ai risultati elettorali, perché molto influenzate dagli eventi contingenti amplificati dai mass media (i picchi maggiori si sono avuti a seguito dei coup de théâtre di Berlusconi).

Su Twitter, assodato che i follower sono il dato meno significativo, neanche le mention (ossia la somma di tutti i segni di coinvolgimento come retweet, reply, citazioni) degli account dei politici si sono dimostrate utili a comprendere ciò che sarebbe avvenuto. I più menzionati, Bersani, Monti e Giannino, fanno luce proprio su un ambiente mediale peculiare e ancora di nicchia.

Al contrario Facebook, pur non essendo rappresentativo della popolazione, ma frequentato da 14 milioni di italiani ogni giorno, rivelava livelli molto alti di engagement, in crescita nelle ultime settimane, di Grillo e di Berlusconi, segno di un’animazione evidente del loro “popolo”. Evidente dal grafico in basso, che il coinvolgimento dei fan di Vendola, storicamente molto attivi, ha mostrato un calo nell’ultimo periodo.
C’è da dire che anche Rivoluzione Civile è riuscita a stimolare gli utenti di Facebook ma, se questo è servito ad accreditare un brand prima inesistente, non è bastato ad ottenere un risultato elettorale soddisfacente.

trend engagement politici facebook

A questo punto, con i colleghi di Blogmeter, abbiamo deciso di sperimentare una rilevazione delle intenzioni di voto.
Ne abbiamo raccolte 34.017 provenienti da 22.456 autori unici, nel periodo dall’11 alla mattina del 25 febbraio (pubblicate alla chiusura dei seggi).
La rilevazione delle intenzioni di voto non è un’analisi del sentiment espresso nei messaggi, ma va più in profondità catturando proprio le preferenze esplicite raccontate online con linguaggio naturale (esempio “voterò o ho votato X”, “questa volta scelgo Y”).

Intenzioni Voto Web

Il risultato è stato che Grillo e il suo movimento hanno avuto il maggior numero di “voti virtuali” provenienti da autori unici ossia 10.311, con dei tassi di crescita con l’approssimarsi del voto, molto netti e superiori a quelli degli altri.
Al secondo posto Bersani e il PD con 4.564 intenzioni di voto uniche, al terzo Berlusconi ed il PDL con 3.031.
Nonostante la sovrastima di M5S, in virtù di una maggiore propensione alla condivisione dei “grillini”, e la sottostima dei sostenitori del PD e PDL, per la ragione opposta, le intenzioni di voto si sono rivelate essere un segnale predittivo interessante.

Queste esperienze, lungi dal darci certezze, mi portano a ribadire un assunto che ancora molti continuano a dimenticare: il web è un territorio mediale molto complesso e sfaccettato, fatto di tanti ambienti peculiari semplicemente perché frequentati da gruppi sociali diversi. Quindi diffidare di chi fa analisi e previsioni basandosi solo su Twitter sarebbe buona norma.

Elezioni 2013: analisi di 23 milioni di conversazioni e interazioni online

menzioni partiti in rete

Questa è stata la prima campagna elettorale nella quale il web ha avuto un peso, quale luogo delle tattiche politiche e dell’incontro dei cittadini. Quanto questo peso abbia avuto un riflesso sul responso delle urne lo capiremo solo nei prossimi giorni. Intanto conviene studiare le conversazioni avvenute e le performance dei politici sul web. Poi, nel pomeriggio, pubblicheremo i risultati di un inedito esperimento di raccolta delle intenzioni di voto espresse online.

Analisi delle conversazioni

In tre mesi, da ottobre a dicembre, con le tecnologie di Blogmeter avevamo rilevato 7 milioni di documenti (articoli, post, tweet, commenti) apparsi su siti, blog, forum, newsgroup, social network. Lo stesso numero si è registrato da gennaio al 23 febbraio, nel cuore della contesa elettorale.
In questo periodo il politico più discusso è stato Silvio Berlusconi con oltre 2 milioni di messaggi, soprattutto in coincidenza della sua partecipazione a Servizio Pubblico e della proposta di restituire l’IMU.

menzioni partiti in rete

Sul totale delle conversazioni analizzate i partiti più citati sono stati il PD (37%), il Movimento 5 Stelle (27%), il PDL (20%). La fetta più sostanziosa del dibattito è da attribuirsi ad un tema di “policy”, quello fiscale. Questo è un bene perché ha fatto scivolare al secondo posto quelli di “politics” ossia relativi agli eventi della campagna elettorale ed ai sondaggi (in USA questa quota è prevalente). Il problema è che tutti gli altri temi di policy sono rimasti in ombra.

politici su facebook

Analisi delle interazioni

Se dai volumi di menzioni si sposta lo sguardo alle interazioni con i profili ufficiali dei leader politici e dei partiti analizzate sui social network si scopre che sono state più di 14 milioni su Facebook e 2,3 milioni su Twitter.
Su Facebook è sempre più forte il capitale sociale accumulato da Beppe Grillo, che ha superato il milione di fan, ed è anche il politico che riesce a stimolare maggiormente la sua base. L’engagement registrato sulla sua pagina, ossia la somma di like, commenti, condivisioni, post spontanei in bacheca, sfiora 6 milioni di interazioni. Sono suoi i post politici più apprezzati del periodo, su tutti quello che rivendica il successo al comizio di chiusura, che ha generato ben 78.118 interazioni. Il numero di utenti unici che ha compiuto una qualche azione sui contenuti della pagina (il cosiddetto People Talking About o PTA) è pari a 207.264.
Nella classifica per engagement è presente la pagina di Berlusconi con oltre 1 milione di interazioni, insieme a quella del Movimento 5 Stelle. Interessante il fermento sviluppato da un partito nascente come Rivoluzione Civile. Monti e Bersani si piazzano, rispettivamente, al sesto e al settimo posto.

politici su twitter

I rapporti di forza cambiano su Twitter dove il segretario del PD è primo per menzioni: oltre 300.000 provenienti da 48.249 account. Al secondo posto il presidente del consiglio uscente con meno citazioni, 276.127, ma con più autori unici di tutti, 65.514. Segue Oscar Giannino, che nelle prime cinque posizioni riesce a trainare anche l’account della sua formazione politica.
Il tweet con il valore più alto di engagement (2.381 tra retweet e risposte, anche se non tutte positive) è quello del famigerato “WOW” di Mario Monti.
Se analizziamo gli hashtag, che hanno la funzione di aggregare discussioni, si scopre che il più usato, ben 271.539 volte, spesso per ironizzare, è stato #Berlusconi. Invece quello più usato dai militanti di partito è stato #italiagiusta, lo slogan della campagna del PD che ha raccolto oltre 161.781 citazioni.

In definitiva è stata una campagna elettorale fatta prevalentemente in televisione, che ha privilegiato i colpi di scena, più che l’approfondimento.
L’uso dei social media è stato finalizzato soprattutto alla ricerca del rimbalzo sui media tradizionali e alla stimolazione degli attivisti, meno spesso alla costruzione di uno storytelling genuino e ancor meno all’emersione di proposte attraverso ascolto e dialogo.
Vedremo, più tardi, cosa riveleranno le intenzioni di voto espresse online.

D di Repubblica – mia intervista su Big Data

Sabato scorso D di Repubblica ha dedicato un ampio pezzo ai Big Data, partendo dal mio ebook “La società dei dati” che è stato il primo in Italia a trattare l’argomento. L’articolo contiene punti di vista interessanti e qualche caso di studio.

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