Google Plus aggiunge What’s hot e innova con Ripples

google ripples

Google Plus ha appena aggiunto due funzioni che, secondo me, lo rendono molto più utile per gli utenti ed interessante per le aziende:

What’s hot è la versione Google del “Trending Topic” di Twitter (o del “Best of the day” di Friendfeed) ossia l’elenco dei post più condivisi o apprezzati (col +1) di G+. La funzione, accessibile da un link nella colonna di sinistra, risulta utile per stimolare la condivisione e dare agli utenti un senso di cosa accade in un social network più ampio delle proprie cerchie.

Google+ Ripples: è una novità assoluta nel panorama dei social network. Per la prima volta sarà possibile visualizzare come si è sviluppata la diffusione di un elemento pubblicato su G+. Basta individuare un post pubblico e selezionare, dal menu in alto a destra, “View Ripples†per comprendere il numero di condivisioni pubbliche e private, l’evoluzione nel tempo della notizia, i nomi dei maggiori diffusori del post.

google ripples

[EDIT] In alto il risultato di un esperimento collaborativo effettuato chiedendo alla mia cerchia di contatti di diffondere un certo post.

Il risultato mostra le metriche ottenibili con l’utilizzo di Ripples, ancora in fase di sperimentazione, ma di cui è possibile intravedere l’evoluzione in ottica di “visual analytics” per le aziende:

- il numero di condivisioni pubbliche e private dell’elemento postato
- un diagramma animato che mostra la diffusione del tempo della notizia con al centro il primo postatore. Le frecce indicano la direzione della condivisione. I cerchi rappresentati all’interno di altri cerchi rappresentano la seguenza della condisione, per cui a cerchi più ampi corrisponde una maggiore condivisione
- un grafico dei picchi di diffusione
- la lista dei maggiori influencer ossia coloro i quali che, condividendo la notizia, hanno stimolato ulteriori condivisioni nella propria cerchia sociale
- le statistiche relative alla lunghezza media della catena, al numero di elementi della catena più lunga, al numero di condivisioni per ora
- le condivisioni suddivise per lingua utilizzata (in riferiemento alla lingua del condivisore)

Il social media marketing non è il marketing sui social media

twitter_response

Negli ultimi anni le aziende di ogni tipo hanno fatto la corsa per essere presenti sui social media, aprire una pagina su facebook, un account su Twitter e provare l’ebrezza di Foursquare. Molte ricerche ci dicono che al presidio non è seguita una reale conversazione, o quantomeno, un’azione di risposta alle domande legittime di coloro i quali hanno compiuto un atto di fiducia seguendole.

La recente survey di SDA Bocconi mostrava un dato molto incoraggiante, anche se basato sulle risposte delle stesse aziende, ossia solo 24% non sempre risponde alle lamentele.

L’osservazione diretta dei comportamenti delle aziende su Facebook effettuata da SocialBakers fa emergere una realtà diversa. Mediamente soltanto il 5% dei post degli utenti sul wall delle pagine aziendali ottiene una risposta.

tasso di risposte su facebook

Anche su Twitter, luogo per molti deputato alla cura dei clienti, le cose non vanno meglio. Una survey di Evolve24/Maritz Research rivolta a 1.298 consumatori statunitensi che hanno manifestato il proprio disappunto su prodotti e servizi, evidenzia che solo il 30% è stato contattato dall’azienda interessata.
Tra coloro che hanno ricevuto una risposta l’83% dice di aver “apprezzato o amato†questo interesse da parte dell’azienda.

twitter_response

Sarebbe ora che i decisori aziendali capissero che il social media marketing non è il marketing sui social media, non è la semplice trasposizione di vecchie logiche dentro nuovi strumenti/ambienti. Stabilire una presenza sui social media senza la necessaria consapevolezza ed un adeguato programma, non renderà magicamente “social” l’azienda, anzi contribuirà solo ad evidenziarne i lati anti-social.

La blogosfera italiana 2011 – terza parte

blogosfera italiana 2011 indegree eigenvector

Continua il disvelamento graduale della mappa della blogosfera italiana. Nella prima parte ho reso visibile il nucleo centrale, nella seconda la mappa completa, ma dando visibilità ai nodi con più alto in-degree e betweenness centrality (due delle possibili metriche per comprendere i rapporti tra i blog).

Oggi vi mostro la blogosfera illuminata secondo il rapporto tra in-degree (sempre evidenziata dalla grandezza del cerchio) e eigenvector centrality (indicata dall’intensità del rosso). Come sapete il primo è indice delle citazioni ricevute, il secondo combina queste citazioni con l’importanza (sempre in termini di link ricevuti) del nodo che le ha espresse, una sorta di centralità pesata.

Seppur chiara una correlazione tra le due metriche considerate, si nota che alcuni nodi hanno un grado maggiore di eingenvector centrality rispetto ad altri: Wittgenstein, Manteblog, Il Post, Piovono Rane, Cineblog e TVblog. Questi ultimi due aiutati dalla forza del network Blogo, caratterizzato dalla pratica del linking reciproco.

blogosfera italiana 2011 indegree eigenvector

:::Vai alla 4a parte:::

Ricerca SDA Bocconi: aziende italiane e customer experience attraverso i social network

sda bocconi custormer experience

L’Osservatorio business intelligence, centro di ricerca di SDA Bocconi, ha realizzato un’interessante survey su 1080 aziende italiane o filiali italiane di aziende estere, dal titolo “Customer Experience & Social Network“.

I social network sono considerati molto importanti per il 38% degli intervistati, abbastanza per un altro 38% e poco per il 24%.

Il 39% delle aziende è già presente su qualche social network e il 32% sta valutando, ma c’è anche un 29% di aziende che non ci pensa neanche a impelagarsi nella gestione della propria presenza online, sia perché considerata non utile per il business sia perché spaventati dall’impossibilità di controllare le dinamiche della rete.

sda bocconi custormer experience

Ma quanto sono attente le aziende a ciò che si dice di loro in rete? Il 23% dice di monitorare le conversazioni attraverso strumenti professionali (spider e software di sentiment analysis), il 34% lo fa manualmente, mentre il 43% ha deciso che è meglio non sapere.

Il comportamento di fronte ad una lamentela sui social media è variabile: il 25% risponde pubblicamente, il 32% preferisce farlo in privato, il 19% inoltra la richiesta al servizio clienti e il 24% non sempre risponde.

I feedback ricevuti sugli spazi di conversazione hanno influenzato le strategie aziendali? Il 48% ammette di no, il 25% dice di tenerli in considerazione e un incoraggiante 4% afferma di si.

Gli intervistati sembrano evidenziare che non solo si fa fatica a capire l’importanza dell’ascolto, ma anche a cogliere le vere opportunità dei social network. Ad esempio alla domanda sulla possibile integrazione tra social e servizio clienti, il 54% risulta favorevole, il 46% contrario e tra questi c’è un 10% che pensa che servano solo ad intrattenere i fan.

Brand italiani su Facebook: il rapporto tra “persone che ne parlano” e like

Top 10 pagine facebook per rapporto tra persone che ne parlano e likers

Nel precedente post ho mostrato le pagine facebook con più like e quelle con il più alto numero di “persone che ne parlano”, sulla base di una mia analisi delle 133 pagine italiane con più like.
Ma esiste una correlazione tra questi due parametri? E in particolare si può dire che con l’aumentare del numero di like aumentano anche le persone disposte a farsi portavoce del brand in rete?

Dando uno sguardo alle prime dieci pagine col più alto rapporto tra le due metriche vediamo che svettano nomi non presenti nella top 10 delle pagine con più like: Honiro.it (una community di musica rap col 29,81%), FOX Italia (20,4%) e i progetti editoriali Fanpage.it (17%) e Tech Fanpage (14,4%). Poi due pagine di satira: Spinoza.it (10,3%) e Dantino Alighieri (9,2%). I quotidiani La Stampa (9%), La Repubblica (8,2%), Il Giornale (8,2%) e Antonio Di Pietro (7,9%), unico politico a generare un così alto coinvolgimento tra i suoi sostenitori.
Tra i cantautori italiani Lorenzo Jovanotti con il 7,5% spicca col più alto rapporto tra “persone che ne parlano” e like.

Top 10 pagine facebook per rapporto tra persone che ne parlano e likers

Analizzando tutte le pagine si nota che non può stabilirsi una correlazione perfetta tra numero di like e numero di “persone che ne parlano”. La prima metrica risponde a logiche di marketing ed è spesso legata ad un investimento pubblicitario, la seconda, invece, risponde a logiche di “community management” ed è soprattutto legata ad un investimento di tempo nella costruzione di relazioni (non è escluso che un forte investimento pubblicitario possa avere un impatto anche sul “numero di persone che ne parlano” nel breve periodo).

Brand italiani su Facebook: quelli con più like e quelli con più “persone che ne parlano”

Top 10 pagine facebook per persone che ne parlano

Le possibilità di misurazione introdotte da una piattaforma influenzano l’agire delle aziende. Facebook con l’introduzione del pulsante “fan”, poi trasformato in “like”, ha indotto i marketing manager a gareggiare per acquisire più “consensi” possibile. Operazione abbastanza facile avendo denari da investire in pubblicità, a meno di non essere già un “love brand”.
Nel nostro paese i brand con più sostenitori alla data dell’ 11 ottobre (aggiornato grazie ai suggerimenti dei lettori) sono: Milan (6.169.782) Nutella (3.309.219), Vasco Rossi (2.614.273), Juventus (2.483.842), Kinder Bueno (2.444.067), Ligabue (1.777.916), la pagina non ufficiale della Nazionale Italiana (1.515.973), la trasmissione Lo zoo di 105 (1.470.496), Laura Pausini (1.072.757), Vodafone.it (988.763), Negramaro (743.094), Beppe Grillo (742.649), Fanpage.it (738708), Ducati (651.020), Emergency (643.408), Il fatto quotidiano (625.270).

Top 10 pagine facebook per like ricevuti

Da qualche giorno, però, Facebook ha introdotto, a sorpresa, una nuova metrica per le pagine, visibile a tutti. Si tratta del numero delle “persone che parlano dei contenuti della pagina”. Il calcolo, che considera l’ultima settimana, tiene conto dei like ricevuti pagina, dei post degli utenti sulla bacheca, dei like, commenti o condivisioni dei contenuti pubblicati sulla pagina, delle risposte alle domande postate, delle conferme ad un invito, delle menzioni/tag della pagina, della condivisione o del like di un deal o di un check-in nel luogo associato al brand.

Una sorpresa non da poco per le aziende che hanno visto svelare la propria reale capacità di stimolare l’interesse dei “likers”. Così, incuriosito, ho rilevato la nuova metrica, per le 133 pagine italiane con più like. I brand che stimolano di più i propri sottoscrittori ad interagire sono: Milan (175.756 persone che ne parlano), Juventus (160.135), Fanpage.it (125.747), Vasco Rossi (111.790), Lo zoo di 105 (40.524). Seguono i giornali-community come La Repubblica (40.177) e Il fatto quotidiano (39.445). I cantautori Jovanotti (37.952) e Laura Pausini (28.289).
Poi Nokia Italia (26.039), Vodafone.it (24.942), Ligabue (24.861), Spinoza.it (24.506), Modà (24.266) e la pagina non ufficiale della Nazionale (23.409)

Top 10 pagine facebook per persone che ne parlano

Nel prossimo post approfondirò il rapporto tra le metriche del “like” e delle “persone che ne parlano”.

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