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	<title>Vincos Blog &#187; web</title>
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		<title>Wired: il web è morto. Un annuncio prematuro.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 10:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[anderson]]></category>
		<category><![CDATA[app economy]]></category>
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		<description><![CDATA[Chris Anderson ha annunciato la morte del web per mano della cosiddetta &#8220;app economy&#8221;. La sua tesi racconta di un utilizzo attuale e futuro di internet attraverso applicazioni &#8220;task oriented&#8221; (ad esempio quelle che si usano prevalentemente attraverso i dispositivi mobili, gli Instant Messanger, i giochi online da consolle, ecc..) che finirebbero per marginalizzare la fruizione attraverso browser. Oltre a sbagliare nell&#8217;identificare il browser con il web, Anderson porta, ad unico supporto della sua tesi, un grafico di Cisco (in alto) che però considera erroneamente...
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chris Anderson ha annunciato la <a href="http://www.wired.com/magazine/2010/08/ff_webrip/all/1">morte del web</a> per mano della cosiddetta &#8220;app economy&#8221;. La sua tesi racconta di un utilizzo attuale e futuro di internet attraverso applicazioni &#8220;task oriented&#8221; (ad esempio quelle che si usano prevalentemente attraverso i dispositivi mobili, gli Instant Messanger, i giochi online da consolle, ecc..) che finirebbero per marginalizzare la fruizione attraverso browser. </p>
<p><a href="http://www.vincos.it/wp-content/uploads/2010/08/ff_webrip_chart2.jpg"><img src="http://www.vincos.it/wp-content/uploads/2010/08/ff_webrip_chart2.jpg" alt="" title="ff_webrip_chart2" width="449" height="275" class="alignnone size-full wp-image-2965" /></a></p>
<p>Oltre a sbagliare nell&#8217;identificare il browser con il web, Anderson porta, ad unico supporto della sua tesi, un grafico di <a href="http://www.cisco.com/en/US/netsol/ns827/networking_solutions_sub_solution.html">Cisco </a>(in alto) che però considera erroneamente YouTube e Hulu nel segmento video e soprattutto non tiene conto della crescita del traffico internet nel periodo di tempo considerato (come mostrato da <a href="http://www.boingboing.net/2010/08/17/is-the-web-really-de.html">Boing Boing</a>  in basso).</p>
<p><a href="http://www.vincos.it/wp-content/uploads/2010/08/ff_webrip_chart_bb.jpg"><img src="http://www.vincos.it/wp-content/uploads/2010/08/ff_webrip_chart_bb.jpg" alt="" title="ff_webrip_chart_bb" width="444" height="320" class="alignnone size-full wp-image-2966" /></a></p>
<p>Infine non si può far finta di non vedere i convinti sforzi per potenziare l&#8217;esperienza d&#8217;uso di Internet attraverso i browser (la corsa verso HTML5 e l&#8217;agguerrita competizione tra IE, Firefox, Chrome, Opera, Safari).</p>
<p>A mio avviso ci troviamo di fronte a conclusioni affrettate, non disinteressate (visto che Condè Nast punta molto sugli &#8220;app-magazine&#8221;) e non suffragate da dati, ma e&#8217; indubbio che si siano manifestati, da tempo, tentativi legittimi di trovare nuove forme di monetizzazione della fruizione di Internet attraverso piattaforme semi o totalmente chiuse (applicazioni), in grado, di semplificare l&#8217;esperienza degli utenti.<br />
<strong>Se domani la maggioranza dimostrasse di preferire un&#8217;internet comoda e pigra, non costituirebbe un dramma. L&#8217;importante sarebbe continuare a garantire alla minoranza un web aperto e una rete neutrale.   </strong></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cosa è il Web 2.0 ?</title>
		<link>http://vincos.it/2007/07/11/cos-il-web-20/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cos-il-web-20</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 12:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[web2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai tutti parlano di Web 2.0 spesso a sproposito o senza aver studiato a fondo il fenomeno. Per questo consiglio di leggere il nuovo saggio Web 2.0 &#8211; Principles and Best Practices scritto da John Musser, Tim O&#8217;Reilly ed il team di O&#8217;Reilly Radar ossia da coloro che hanno per primi teorizzato il fenomeno. Il Web 2.0 è un insieme di trend sociali, economici e tecnologici che, collettivamente, formano le basi della prossima generazione di Internet, un mezzo più maturo e peculiare caratterizzato dalla partecipazione degli utenti, dall&#8217;apertura...
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai tutti parlano di Web 2.0 spesso a sproposito o senza aver studiato a fondo il fenomeno.</p>
<p><em><img align="left" src="http://oreilly.com/images/radar/cover.gif" /></em>Per questo consiglio di leggere il nuovo saggio <strong>Web 2.0 &#8211; Principles and Best Practices</strong> scritto da John Musser, Tim O&#8217;Reilly ed il team di <a href="http://radar.oreilly.com/">O&#8217;Reilly Radar</a> ossia da coloro che hanno per primi teorizzato il fenomeno.</p>
<p><em>Il Web 2.0 è un insieme di trend sociali, economici e tecnologici che, collettivamente, formano le basi della prossima generazione di Internet, un mezzo più maturo e peculiare caratterizzato dalla partecipazione degli utenti, dall&#8217;apertura e da effetti di rete</em></p>
<p>8 sono i &#8221; core pattern&#8221; che definiscono il Web 2.0:</p>
<ul>
<li><strong>Harnessing Collective Intelligence</strong>: creare una architettura della partecipazione che, facendo leva sugli &#8220;effetti di rete&#8221; e su particolari algoritmi,  renda semplice agli utenti &#8220;aggiungere valore&#8221; al software con i propri contributi. Es: Flickr, Amazon, Google </li>
<li><strong>DATA is the next &#8220;Intel Inside&#8221;</strong>: i dati sono l&#8217;elemento distintivo del web 2.0 per cui vince chi riesce a forgiare una base dati peculiare e difficile da ricostruire da parte dei competitor. Avere una strategia delle informazioni diventa più importante che averne una di prodotto Es: la base dati delle aste di e-Bay</li>
<li><strong>Innovation in Assembly</strong>: avere una strategia di piattaforma nel web 2.0 vuol dire progettare servizi in grado di essere facilmente re-mixati da chiunque, e grazie al rilascio delle API (Application Programming Interface). Vince chi riesce a creare un ecosistema di partner in grado di trarre beneficio dai nuovi mash-up. Es: il 40% delle transazioni dell&#8217; E-CRM di Salesforce.com proviene da sue API esterne.  </li>
<li><strong>Rich User Experience</strong>: dalla pagina statica alla creazione di Rich Internet Applications in grado di ricreare l&#8217;esperienza desktop unendola alle peculiarità del web. Per far ciò nascono nuovi linguaggi e tecnologie: AJAX, Silverlight, Apollo, JavaFX, OpenLaszlo. Es: GMail, Writely</li>
<li><strong>Software above the level of a single device</strong>: disegnare applicazioni in grado di adattare il proprio comportamento al mezzo di fruizione permettendo all&#8217;utente di avere un&#8217;esperienza soddisfacente sia su PC che su qualunque dispositivo mobile. Es: Dodgeball </li>
<li><strong>Perpetual Beta</strong>: i servizi web 2.0 hanno un ciclo di sviluppo che coinvolge pesantemente i propri utenti durante lunghi periodi di beta testing. Per ascoltare i loro feedback è necessario strutturare modelli di testing A/B che consistono nel presentare a gruppi di utenti differenti future funzionalità del servizio in modo da testarne la reazione (attraverso &#8220;shadow application&#8221;). Es: Amazon lo fa quotidianamente.</li>
<li><strong>Leveraging the Long Tail</strong>: costruire servizi in grado di soddisfare i bisogni delle più piccole nicchie di mercato. Lo scaffale on line è infinito e i costi di giacenza tendono a zero. Es: Netflix noleggia ogni giorno il 66% degli oltre 60.000 titoli del suo catalogo ad utenti unici (la media di uno store americano di Blockbuster è al massimo di 3.000)</li>
<li><strong>Lightweight Models and Cost-Effective Scalability</strong>: adottare business model e tecnologie leggere, scalabili ed in grado di minimizzare i costi ed i tempi di sviluppo. Il motto è &#8220;small is the new big&#8221;. Es: il framework Ruby on Rails ha permesso a 37signal di creare in pochi giorni Basecamp e di adattarlo alle crescenti richieste degli utenti.</li>
</ul>
<p>Ho voluto fare solo un accenno, senza pretesa di esaustività, ai cardini del web 2.0&#8230;magari, se vorrete, approfondirò i singoli aspetti nei prossimi post&#8230;</p>
<p style="display: inline; margin: 0px; padding: 0px" class="wlWriterSmartContent">Technorati tags: <a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/web%202.0">web 2.0</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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