Vincos – il blog di Vincenzo Cosenza

OfCom: uso di internet e social in Europa

L’Ofcom – l’autorità regolatrice delle società di comunicazione nel Regno Unito – ha rilasciato un interessante rapporto che permette di comparare le abitudini di utilizzo delle tecnologie di comunicazione in diversi paesi europei e non solo. L’analisi tocca molteplici aspetti, qui mi limito a riassumere qualche dato riguardante l’uso comparato di internet e dei social media.

Partendo dalle tecnologie di accesso, il report evidenzia che l’85% degli italiani adulti usa uno smartphone, in Spagna si arriva all’87% mentre negli altri paesi europei la percentuale è più bassa (UK al 75%).
Il tablet, in quasi tutta Europa, viene utilizzato da circa la metà dei consumatori intervistati. Il laptop è usato dal 68% degli italiani, in linea con le altre nazioni. Il desktop è usato dal 51% dei connazionali, mentre in UK e in Giappone la percentuale è crollata al 39%. Forse un segno di quello che potrà accadere fra qualche anno anche da noi.

Inevitabilmente, in tutte le nazioni, la maggior parte del tempo trascorso online avviene attraverso l’uso di dispositivi mobili. In Italia mediamente ogni persona naviga via smartphone (usando browser e app) 52 ore al mese, mentre in Spagna, Francia, Germania, Uk vengono superate le 60 ore e negli USA si arriva a 75 ore. Da desktop e laptop gli italiani navigano 21 ore al mese, in linea con gli altri paesi.

Le destinazioni più raggiunte da desktop e laptop sono ovunque i siti di Google (il motore di ricerca, YouTube e le altre applicazioni). In seconda posizione si piazzano le property di Microsoft, ma in Italia lasciano il posto a Facebook. Nel nostro paese al quarto posto c’è la galassia di siti di ItaliaOnLine e al quinto Amazon.
Se si guardano le destinazioni più raggiunte via smartphone svettano Google e Facebook, mentre Microsoft scompare (segnale del ritardo della sua strategia mobile first). Nelle altre posizioni spuntano i gruppi editoriali: L’Espresso, RCS, Mondadori.
Ma in mobilità gli italiani trascorrono più tempo sul social network di Zuckerberg che sui siti del gigante di Mountain View.

Questa preferenza viene confermata anche dai dati delle app con più utenti attivi ad agosto. In Italia sono state WhatsApp, Facebook, FB Messenger. Poi la classifica mostra delle differenza a seconda del sistema operativo utilizzato. In entrambi compaiono Instagram, Amazon, Spotify, Shazam (con un successo che da anni fatico a commprendere, replicato anche in Francia e Spagna).

La maggioranza dei navigatori di tutti i paesi accede ai social network dominante almeno una volta a settimana. Sono l’86% in Spagna e l’83% in Italia (in linea con gli USA), mentre i tassi più bassi sono registrati in Germania e Giappone.
Facebook è di gran lunga il più usato ovunque, con punte del 90% dei naviganti negli Stati Uniti. Se si considera l’uso da mobile Instagram guadagna il secondo posto ovunque. Twitter è al terzo posto, tranne che in Italia dove prevale ancora Google+ (altri miei dati lo danno in declino negli ultimi mesi), Francia e USA dove avanza Snapchat.

La rete è diventata la principale modalità di accesso alle notizie in cinque nazioni: UK, US, Australia, Spagna e Svezia (in quest’ultima il 49% di coloro che dichiarano di aver avuto accesso a news, indica internet come principale fonte). In controtendenza, per il momento, il nostro paese in cui il 59% dichiara una preferenza per la TV, solo il 29% si rivolge prevalentemente a internet.

Provando ad unire i puntini tra questi dati si può provare a tratteggiare un quadro delle abitudini dei navigatori europei. E’ chiara la prevalenza dell’accesso alla rete in mobilità, un fatto da cui non si torna più indietro. Ciò induce le persone a preferire le app al browsing (secondo ComScore ben l’89% del tempo speso online avviene “in app”).
Quelle su cui si trascorre più tempo si contano sulle dita di una mano e coincidono con servizi che permettono una comunicazione pubblica e privata, social e instant messaging, in mano a pochi colossi. Dunque è plausibile ipotizzare una tendenza del grande pubblico verso una dieta mediale poco varia sia offline (in Italia con la prevalenza della TV), che online. Un’abitudine che potrebbe favorire il consumo di informazioni “snack” a scapito dell’approfondimento, i giardini recitanti anziché il web aperto.
A mio avviso l’unico antidoto al derivante rischio di chiusura in bolle informative non può essere demandato alla tecnologia o alla politica, ma risiede nella capacità di ognuno di noi di non smettere di coltivare la curiosità.

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