Facebook dopo Cambridge Analytica: le conseguenze per aziende e utenti

Il caso Cambridge Analytica rappresenta la più grande crisi di Facebook dalla sua nascita. Non essendoci al momento implicazioni giuridiche accertate (Facebook non vende i dati degli utenti, ma sono questi ultimi a concedere esplicitamente dei permessi alle app) si tratta di una crisi soprattutto d’immagine, che investe la percezione che utenti e non hanno del social network più grande del pianeta e del suo creatore.
In sintesi l’errore di Zuckerberg è stato quello di aprire eccessivamente, fino al 2014, le API della piattaforma a sviluppatori indipendenti, che in alcuni casi hanno abusato di questa possibilità, arrivando a costruire profili da usare per finalità di marketing (anche politico), non consentiti dai termini di servizio.
Ora che il vaso di Pandora è stato scoperchiato la multinazionale reagisce come un animale ferito, facendo una serie di scelte che stanno avendo conseguenze rilevanti su altre aziende dell’ecosistema e sugli utenti.

Le decisioni di Facebook e Instagram
Le iniziative annunciate vanno nella direzione di restringere l’accesso dei dati utenti agli sviluppatori di terze parti. In pratica le applicazioni, anche se col consenso dell’utente, non potranno accedere alla mole di informazioni cui in passato avevano accesso. Le limitazioni più importanti sono le seguenti:

API Eventi: non sarà più possibile ottenere la lista dei partecipanti o i post di un evento;
API Gruppi: non sarà più possibile avere la visibilità dei membri di un gruppo e saranno rimosse anche le informazioni personali di chi posta o commenta nel gruppo;
API Pagine: l’accesso alle informazioni di pagina (tra questi la lettura e la scrittura di post e info sugli autori) verrà concesso solo alle applicazioni esplicitamente approvate da Facebook;
Facebook Login: sarà più controllato il processo di approvazione delle applicazioni che permettono di usare il “social login”. Non verrà consentita l’acquisizione di informazioni relative alla posizione politica e religiosa, allo stato relazionale, alla lista di amici, al percorso scolastico e lavorativo, alle attività sportive, alla lettura di libri e news, all’ascolto di musica, ai video visti e ai giochi.
Inoltre se l’utente che ha fatto il login non dovesse usare l’applicazione per 3 mesi, lo sviluppatore perderà il diritto di accedere ai suoi dati;
Ricerca viene tolta la possibilità di cercare una persona inserendo il suo numero di telefono o l’indirizzo email, per evitare attività di scraping
API Instagram: improvvisamente è stato deciso di deprecare una serie di API che permettono agli sviluppatori di terze parti di ottenere una lunga lista di informazioni relative agli utenti di Instagram e agli hashtag.
In più le chiamate API per utente per ora sono passate da 5000 a 200.

Le conseguenze per gli sviluppatori
Queste iniziative, in particolare quest’ultima, hanno gettato nel panico centinaia di aziende che, in questi anni, hanno costruito legittimamente un business proprio nel fornire utili servizi di analisi (di hashtag, di profili, di conversazioni online) e di gestione dei canali social.
In pratica tali aziende, attraverso la creazione di un numero limitato di account/token erano in grado di ottenere un gran numero di informazioni finalizzato a sviluppare i propri servizi (meno impattate le aziende che forniscono analisi solo a seguito di login degli utenti). Ora, alla luce di queste novità, saranno costrette a ridimensionare la propria offerta.

Le conseguenze per le agenzie
Come se non bastasse è stato anche annunciato che gli amministratori di pagine con molti follower saranno sottoposti ad un processo di verifica dell’identità (come quello previsto per i personaggi pubblici), pena l’impossibilità di postare sulle pagine gestite.
Qui l’idea è quella di scoraggiare le “pages factory” ossia la gestione di centinaia di pagine da parte di un unico soggetto e a scopi fraudolenti, ma ciò potrebbe avere un impatto negativo sulle agenzie di comunicazione che gestiscono le pagine di molteplici clienti.

Le conseguenze per gli iscritti
Gli iscritti sono gli unici che beneficeranno delle scelte appena sintetizzate perché i dati raccolti da Facebook e Instagram saranno sottoposti ad un controllo più stringente e soltanto una piccola parte verrà condivisa con gli sviluppatori di app.
Inoltre dal 9 aprile Facebook informerà chiaramente tutti gli utenti delle applicazioni utilizzate, dando loro la possibilità di rivedere i permessi concessi e di cancellarle (funzione da sempre disponibile, ma sepolta nel menu Impostazioni).

facebook avviso applicazioni usate

Facebook non morirà, ma l’effetto netto delle scelte di Zuckerberg sul settore è difficile da prevedere. Da un lato dovrebbero contribuire ad accrescere la consapevolezza degli utenti in merito al trade-off dati concessi vs servizi ottenuti. Dall’altro potrebbero indurre le altre piattaforme social a restringere l’accesso alle proprie API, determinando un’ulteriore pressione sull’ecosistema di aziende che su questi servizi hanno costruito un business sostenibile.

9 Comments

  • Rispondi aprile 9, 2018

    Vittoria Castagna

    Spiegazione molto utile e molto chiara.

    • Rispondi aprile 14, 2018

      Mauro

      Mi piacerebbe sapere se il crollo della portata organica dei post – mai riscontrato a questi livelli – delle pagine Facebook aziendali, sia in qualche modo legato alle conseguenze Cambridge Analityca oppure se è semplicemente dovuto alle modifiche apportate all’algoritmo Facebook di qualche tempo fa…???

      • Rispondi aprile 17, 2018

        vincos

        Credo non c’entri con il caso, anche perché è iniziata molto prima

        • Rispondi aprile 18, 2018

          Mauro

          Sarà iniziata molto tempo prima, ma gli effetti così “devastanti” li sto notando solo ora.
          La pagina FB che gestisco – azienda BtoB n.1 in Italia nel settore dell’utensileria professionale – è passata ad avere una reach organica media dei post di 3.000/4.000 persone, contro le 8.000/10.000 di prima!?
          Qualche dubbio mi è sorto…

    • Rispondi aprile 17, 2018

      vincos

      grazie mille

      • Rispondi aprile 19, 2018

        Mauro

        Grazie a te 🙂

  • […] Insomma, meno campagne propagandistiche contro "fake news" e/o "hate speech", e più creazione di cultura e consapevolezza attraverso percorsi di educazione. Se i media, a cominciare da quelli si servizio pubblico naturalmente, ma non solo, vogliono dimostrare di non essere "attention whores" alla caccia di clic, [ri]partano da qui e non da campagne che fanno solo danni. […]

  • Rispondi aprile 13, 2018

    Up SEO

    C’era anche il tempo di cambiare qualcosa. Comunque, penso sia troppo tardi, tutte le piattaforme sociali hanno già i nostri dati.

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