Il 2025 è stato l’anno in cui abbiamo visto i chatbot di intelligenza artificiale trasformarsi in agenti. La prima tipologia di AI Agent che abbiamo visto è stata quella degli assistenti di ricerca, le funzioni dette “Deep Research” che ormai troviamo in quasi tutti i chatbot. Ora è la volta degli assistenti agli acquisti.
La prima azienda ad introdurli è stata OpenAI che, all’interno di ChatGPT, ha aggiunto la funzione “Assistente allo Shopping”. Si tratta di un agente composto da un LLM (una versione ottimizzata di GPT-5 Mini) con capacità di browsing e con un fine tuning specifico, cioè addestrato a questo compito di personal shopper. Non si limita a darvi una lista di link, ma avvia un processo interattivo: vi interroga su budget, preferenze d’uso e stile, vi mostra delle anteprime di prodotto e impara dai vostri “mi piace” o “non mi interessa” e solo alla fine elabora una guida all’acquisto completa con pro, contro, confronti tecnici e citazioni da fonti autorevoli come Reddit, Wired o testate specializzate.
Perché è interessante (soprattutto per chi fa marketing)
Questa funzione ci segnala che la conversazione non è più solo “scoperta”, ma diventa selezione. In mezzo tra l’ispirazione e il checkout c’è un momento cruciale: confronto, trade-off, rassicurazione. E quell’area, storicamente dominata da Google, marketplace e review, inizia ad assomigliare a un flusso conversazionale. In altre parole, stanno per cambiare le “superfici” dove si forma la preferenza di marca.
È già affidabile?
Dai miei testi, l’assistente allo shopping di ChatGPT non è ancora totalmente affidabile. A volte su ricerche mirate di uno specifico prodotto, ha ignorato l’offerta più conveniente (quella del produttore). Mentre sulle ricerche più ampie, di “discovery”, si è comportato meglio. Dunque eccelle nel mettere ordine: chiarire requisiti, comparare alternative e sintetizzare differenze, più che garantire sempre il “prezzo migliore” al centesimo.





