Oggi voglio condividere con voi le riflessioni emerse da una chiacchierata davvero stimolante che ho avuto il piacere di ospitare sul mio canale YouTube. Ho intervistato Valentina Tanni, storica dell’arte, curatrice e giornalista, per parlare del suo ultimo libro edito da Einaudi: “Antimacchine”.
Perché dovremmo “mancare di rispetto” alla tecnologia?
Siamo abituati a pensare che i nostri dispositivi debbano essere il più “user-friendly” possibile. Tuttavia, questa facilità d’uso nasconde un lato oscuro. Come ci ricorda Valentina, l’industria tecnologica progetta strumenti chiusi e opachi, che limitano l’esplorazione:
“La tecnologia che utilizziamo tende a essere prescrittiva […] tende a volerci utenti passivi, cioè a volerci utenti obbedienti e che si limitano a seguire le istruzioni senza mai uscire dal seminato.”
Il suo invito a “mancare di rispetto” non è quindi un atto di distruzione fine a sé stesso, ma un richiamo ad assumere un atteggiamento attivo, recuperando un po’ della sana attitudine hacker degli anni ’90, per smontare (anche solo metaforicamente) le scatole nere che usiamo ogni giorno.
L’arte del “Misuse” e le tattiche quotidiane
Un concetto centrale della nostra conversazione è stato il misuse, ovvero l’uso della tecnologia per scopi non previsti dal suo libretto d’istruzioni. È una pratica che affonda le radici nella storia dell’arte, dai pionieri della fotografia a Nam June Paik, fino ad arrivare alla Net Art.
Oggi, questo dirottamento creativo si manifesta anche nelle azioni quotidiane di moltissimi utenti, che inventano linguaggi in codice (l’Algo Speak) per sfuggire alla censura algoritmica, o usano sezioni di recensioni online per fare letteratura e socializzare.
Intelligenza Artificiale: la “scatola nera” per eccellenza
Naturalmente, non potevamo non parlare di Intelligenza Artificiale generativa. A differenza dei software tradizionali in cui il codice è leggibile e comprensibile, l’IA rappresenta una sfida totalmente nuova:
“Se parliamo di scatole nere, scatole chiuse, l’AI generativa in generale e il machine learning è una delle scatole più nere e oscure che abbiamo al momento.”
Nonostante sia difficile “smontare” fisicamente un modello come ChatGPT, gli utenti e gli artisti stanno già trovando il modo di fare misuse anche in questo campo, per esempio attraverso tecniche di jailbreaking sui prompt o forzando le macchine a generare output imprevisti a partire da input vuoti.
Il vero pericolo? L’inquinamento dell’informazione
Mentre molti temono che l’Intelligenza Artificiale possa distruggere la creatività umana, Valentina Tanni ha una visione molto lucida e rassicurante sull’arte, definendola una forza indomabile.
La vera emergenza che intravede all’orizzonte è molto più pratica e quotidiana:
“In questo momento oggettivamente è molto difficile navigare su internet anche quando si cerca la cosa più banale. Questo secondo me è il nostro problema più urgente: l’inquinamento dell’informazione.”
Oggi internet rischia di diventare un luogo in cui non si può più fare affidamento su ciò che si trova, a causa di una sovrapproduzione di contenuti generati da IA e all’uso dei Large Language Models come filtri di ricerca.
Per navigare in questo scenario complesso, diventa vitale sviluppare uno spiccato senso critico e smettere di guardare alla tecnologia come a una magia salvifica a cui affidare ciecamente ogni aspetto della nostra vita. Vi invito a guardare il video con l’intervista completa.
