Nel mio ultimo video ho avuto il grande piacere di ospitare l’amico Giovanni Boccia Artieri, ordinario di sociologia della comunicazione all’Università di Urbino, per discutere dei temi caldissimi affrontati nel suo ultimo libro edito da Feltrinelli: “Sfiduciati: democrazia e disordine comunicativo nella società esposta”.
Abbiamo fatto una lunga chiacchierata su come sta cambiando il nostro rapporto con l’informazione, con la politica e, non da ultimo, con le nuove tecnologie. Ecco alcuni degli spunti più interessanti che sono emersi.
Dalla “Post-verità” alla “Post-affidabilità”
Spesso sentiamo dire che viviamo nell’era della post-verità, ma Giovanni introduce un concetto molto più profondo: siamo entrati nell’era della post-affidabilità. Il problema alla radice non è solo distinguere il vero dal falso, ma la profonda crisi di fiducia verso le istituzioni, la scienza e i media tradizionali. Se non ci fidiamo più del nostro interlocutore, ogni discorso nasce già polarizzato e orientato allo scontro, trasformando l’altro non in un avversario con cui discutere, ma in un nemico.
La scomparsa dei corpi intermedi e l’accelerazione dei social
Come siamo arrivati a questo punto? Una delle cause principali è la scomparsa dei cosiddetti “corpi intermedi” (come i partiti tradizionali e i sindacati), sostituiti da una politica fatta di leaderismo e disintermediazione. In questo scenario, i social media hanno fatto da acceleratore: gli algoritmi privilegiano i contenuti emotivi e polarizzanti, trasformando i politici in veri e propri influencer e gli elettori in fandom (e anti-fandom). A questo si aggiunge una manipolazione a bassa intensità, quotidiana e continua, che logora lentamente la nostra fiducia in ciò che vediamo.
La “Fringe Democracy” e il potere dei margini
Un altro tema affascinante del libro è la Fringe Democracy. Oggi i margini della comunicazione (spazi meno regolamentati come Telegram o certe chat di WhatsApp) sono diventati luoghi dove nascono e prosperano visioni alternative, dal complottismo a posizioni anti-mainstream. Il cortocircuito avviene quando queste tesi marginali vengono improvvisamente sdoganate al centro del dibattito pubblico, ad esempio nei talk show di prima serata. Tuttavia, i margini non sono solo negativi: storicamente, movimenti cruciali come l’ecologismo o il femminismo sono nati proprio lì. La vera sfida per la democrazia è capire come integrare chi si sente escluso senza legittimare la disinformazione.
L’Intelligenza Artificiale come “Partner Comunicativo”
Infine, non potevamo non parlare di Intelligenza Artificiale generativa. Come si inserisce l’IA in questi flussi di comunicazione? Giovanni sostiene che più che usarla come un semplice “oracolo” a cui chiedere la verità, dovremmo imparare a considerarla un partner comunicativo con cui discutere. Questo richiede un enorme sforzo educativo: dobbiamo addestrare noi stessi al pensiero critico e a formulare le giuste richieste. C’è poi un grande tema di regolamentazione e di rischio tecnocratico: è giusto che il dibattito pubblico e le istituzioni siano sottomessi alle regole di mercato e agli algoritmi decisi da pochi colossi tecnologici?
Per esplorare queste domande, le possibili soluzioni (come l’educazione al dibattito nelle scuole e il fact-checking civico) e molto altro, vi invito a guardare l’intervista completa.
