Twitter e il copyright: sospesi gli account di Mad Men

Qualche post fa avevo analizzato l’oculata strategia di comunicazione 2.0 messa in atto dalla AMC per promuovere la serie tv Mad Men, che prevede un blog, pillole video, e un contest per entrare nel cast. Dopo qualche giorno sono spuntati anche degli account di Tumblr e di Twitter, riconducibili ai personaggi della serie.
E’ di oggi la notizia che Twitter ha deciso di sospendere gli account di Don Draper, Peggy Olson, Joan Holloway (tre dei protagonisti del telefilm), non perchè volti a far spamming, ma in quanto contrari alle norme del Digital Millennium Copyright Act (DMCA).

Mi sembra un caso emblematico dello scontro tra mainstream media e grassroot media descritto dal prof. Jenkins. Se è vero che è stata una leggerezza indurre i follower a credere che quegli account fossero opera degli sceneggiatori della serie, è altrettanto innegabile che fossero pura e meravigliosa fan fiction 2.0, raccontavano la vita di personaggi ai quali siamo affezionati, estendendone la vita al di là dello schermo televisivo. Avrebbero potuto pensarci gli stessi autori della serie tv, ma non l’hanno fatto e allora perchè non dare questa possibilità ai fan ?
Intanto Peggy Olson ha creato un altro account dal quale twittare il suo sconforto:

I worked hard. I did my job. But the boys at Twitter are just as churlish as the boys at Sterling Cooper. Such a pity that they’re so petty

Continuo a pensare che gli autori dei media tradizionali dovrebbero prevedere l’uso dei media sociali come complemento naturale della vita dei personaggi creati.

Update: pare che la Deep Focus, agenzia di web marketing della AMC, abbia convinto il proprio cliente a far ristabilire gli account fake dei personaggi

Update 2: e arriva anche il blog dell’agenzia Sterling Cooper

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      La cultura della convergenza porterà a sviluppare nuove forme della transmedialità non solo del racconto ma anche dei meccanisimi produttivi e di consumo in un intreccio sempre più qualificante.
      Voglio dire: da una parte c’è uno transmedia storytelling, con il racconto che segue derive possibili, prosegue interstizi della trama, ecc.
      Dall’altro c’è un rapporto sempre più disintermediato (più o meno) tra sceneggiatori, registi, attori e fandom diffusa (diffusa perchè mia mamma può seguire tutte le puntate di Heroes e curiosare anche nel forum e lasciare un commento, ma non si vestirà mai come Niki Sanders durante una sfilata di cosplayers).
      Questo livello tenderà a diventare sempre più strategico.

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