Caso John Ashfield: la brand reputation al tempo della rete
Il 5 aprile 2009 Arianna Cavazza (Sybelle) scrive un post per argomentare il suo giudizio negativo su una campagna stampa di John Ashfield. Ad agosto un commento anonimo, in cui si accusa l’azienda di produrre in Bangladesh e non in Irlanda e Scozia, da vita ad altri commenti pro e contro. Il 15 febbraio WordPress.com, senza alcuna comunicazione a Sybelle, oscura il blog e la rete si mobilita soprattutto per denunciare il comportamento censorio (anche se nel rispetto dei temini di servizio) della creatura di Matt Mullenweg. Dopo…



