Twitter: secondo schermo, guida TV, nuove metriche

Sotto la direzione di Dick Costolo, Twitter sembra aver trovato almeno una strada da percorrere, forse non l’unica, ma quella più concreta, per ora. Il social medium come strumento che permette di connettere audience distanti in tempo reale. Audience nel senso di persone accomunate dal fatto di assistere ad uno stesso evento.
Ecco spiegata dunque la mossa di assumere Fred Graver, produttore televisivo, con la curiosa funzione di Head of TV.

Il manager durante un evento di AdAge (video in basso) ha sottolineato che il 95% di tutte le conversazioni pubbliche riguardanti la TV accade su Twitter e che il 25% dei telespettatori statunitensi è solito twittare. Mentre il primo dato secondo me sottovaluta le discussioni pubbliche che avvengono su Facebook, il secondo mi sembra plausibile e interessante.

Le osservazioni fatte dagli analisti dell’uccellino blu indicano l’uso del mezzo come:
second screen o “compagno” di visione della TV. In questo Twitter deve combattere con applicazioni proprietarie (pensate dai broadcaster per far commentare una specifica trasmissione) o di terze parti (tipo GetGlue che ha dichiarato di avere più attività durante gli “scripted show”)
guida tv nel senso che le persone scoprono le trasmissioni o ne guardano le repliche grazie alle discussioni di coloro che seguono.

Ovviamente lo scopo dell’azienda è quello di spingere i broadcaster (ma anche coloro che comprano spot durante gli show) ad acquistare pubblicità  per aumentare la visibilità  e il tasso di partecipazione del pubblico.

Infine, secondo Graver, Twitter, ma io dico anche gli altri social media, offrono il modo di misurare quello che l’Auditel non riesce a calcolare: l’engagement, l’amplificazione dei messaggi riguardanti una trasmissione, il gradimento (attraverso l’uso di motori semantici). Tutti segnali importanti che a Blogmeter rileviamo per dare un quadro quanto più possibile ampio dell’impatto sul pubblico attivo dei programmi televisivi.

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