Pomelli: IA di Google per le campagne di marketing

Quante volte abbiamo sentito parlare di “democratizzazione della creazione di contenuti” grazie all’Intelligenza Artificiale? Spesso, però, il risultato è un mare di asset grafici che non c’entrano nulla con il nostro stile visivo.

E qui entra in gioco Pomelli, il software sperimentale di Google che finalmente è disponibile anche in Italia. A differenza di altri strumenti parte da un presupposto diverso: non ti chiede di scrivere prompt complessi per ogni singolo post. Ti chiede, prima di tutto, chi sei.

Pomelli estrae il “DNA del brand”

Il cuore di Pomelli non è il generatore di immagini, ma il processo iniziale di ingestione del sito web. Inserendo il proprio URL, il sistema non si limita a “leggere” i testi; estrae un vero e proprio DNA aziendale.

Font, palette colori, tagline, valori e tono di voce vengono convertiti in un brand kit dinamico. È il momento in cui l’intelligenza artificiale smette di essere un’entità generica e inizia a parlare la tua lingua. Poter contare su una base così definita significa passare dalla fase di “tentativi ed errori” a quella della produzione seriale di qualità in pochi minuti.

Oltre la staticità: l’era degli asset che “si muovono”

Uno dei limiti dei tool di generazione immagine è la staticità. Pomelli introduce funzioni di animazione basate sugli asset creati, rendendo il passaggio tra un contenuto statico (un’inserzione, un banner) e uno dinamico (un post per i social) estremamente fluido.

Ma la vera sorpresa, e forse il punto dove l’esperimento mostra di più la sua utilità quotidiana, è la funzione “Photoshoot”: basta caricare un prodotto reale e vederlo immerso nei contesti che vogliamo, mantenendo intatta la coerenza del prodotto. È il sogno di ogni e-commerce manager che non ha il budget (o il tempo) per uno shooting professionale costante.

Un esperimento in divenire

Dai miei test emerge che Pomelli ha un potenziale enorme, ma è ancora un esperimento. Non è privo di sbavature (a volte la gestione di alcuni elementi grafici può essere rigida) e non sostituirà un art director esperto in una campagna complessa.

Tuttavia, per la gestione quotidiana dei contenuti, per il test rapido di una campagna social o per mantenere una coerenza estetica su larga scala senza dover ricorrere ogni volta a un graphic designer, è uno strumento di una potenza disarmante. Soprattutto se consideriamo che, al momento, è gratuito.

La domanda che dovremmo porci non è più “che cosa può creare l’IA”, ma “come posso configurare l’IA affinché crei esattamente ciò che rispecchia il mio brand?”. Pomelli risponde proprio a questa domanda.

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