La mappa su Nòva – ipotesi sul futuro dei social network

[Riproduco qui un pezzo scritto per Nòva di giovedi 18 perchè vorrei sottolinearne le conclusioni e raccogliere le vostre opinioni sul futuro dei social network]

Oggi la navigazione in Rete, anche quella di base, passa necessariamente per l’utilizzo di piattaforme di social network. Secondo la definizione data da Boyd-Ellison si possono definire social network quei servizi web che permettono: la creazione di un profilo pubblico o semi-pubblico all’interno di un sistema vincolato, l’articolazione di una lista di contatti, la possibilità di scorrere la lista di amici dei propri contatti.
Il primo sito con queste caratteristiche può essere rintracciato in SixDegrees.com, lanciato nel lontano 1997, ma è solo cinque anni dopo che il temine social network iniziò a diventare di uso comune grazie al successo di Friendster. Col tempo i suoi utenti, scontenti delle scelte di governance, iniziarono a promuovere la migrazione a MySpace, acquisito nel 2005 da Murdoch. Bisognerà attendere altri due anni per assistere all’ascesa di un degno sfidante: Facebook.

Ma qual è la situazione attuale ? Quali sono i social network più utilizzati nelle varie nazioni del mondo ?
Per comprenderlo ho condotto un’analisi, confrontando i dati di traffico delle maggiori reti sociali online, risultanti dai motori Alexa e Google Trends for Websites, con un ulteriore controllo basato sui risultati di ComScore. Di conseguenza per ogni nazione ho determinato il social network predominante e ho provveduto a visualizzare il tutto su una mappa, utilizzando il servizio web Many Eyes.

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La prima cosa che salta all’occhio rispetto al passato è l’estensione del primato di Facebook in un maggior numero di nazioni, anche laddove fino a qualche mese fa MySpace provava ad opporre resistenza, ad esempio negli Stati Uniti.
Anche la vecchia Europa sembrerebbe in procinto di cedere al fascino della creatura di Mark Zuckerberg, pur se resistono alcune enclave come Hi5 in Portogallo e Romania, Nasza-klasa in Polonia, Hyves nei Paesi Bassi, Iwiw in Ungaria. Più arduo risulta attraversare la cortina di ferro dove sono consolidati servizi locali come V Kontakte e Odnoklassniki, o scalzare Maktoob da alcuni paesi arabi e Orkut, di proprietà di Google, dal Brasile e dall’India.

A differenza di quanto si possa pensare e pur avendo da poco superato la soglia dei 200 milioni di iscritti, Facebook non è però il social network più popolato del mondo; questo primato spetta infatti al cinese QQ, che, nato come servizio di instant messaging, può vantare oltre 300 milioni di utenti e un solido business model basato sulla compravendita di oggetti virtuali.
Nel nostro paese ormai Facebook è la destinazione più raggiunta, dopo Google, e in termini di utenza non ha rivali, avendo conquistato oltre 9.600.000 italiani, corrispondenti al 43% degli utilizzatori di Internet. Pur avendo raggiunto una fase di plateau, come lascia supporre la serie storica, il distacco dai suoi inseguitori, Netlog, Badoo e Windows Live Spaces, sembra difficilmente colmabile.

Azzardare previsioni sui prossimi sviluppi di questo Risiko dei social network non è facile, perché ha a che fare con le specificità culturali e le interazioni sociali degli utilizzatori, tuttavia è possibile evidenziare alcuni elementi critici di successo che ne influenzeranno le dinamiche.

In futuro le reti sociali come servizio web specifico saranno sempre meno riconoscibili perché si scioglieranno nelle molteplici esperienze della nostra esistenza, dallo shopping alla visione di una trasmissione TV.
In tale contesto risulterà critica la risoluzione di problemi di semplicità dell’accesso, di verifica dell’identità e di portabilità del proprio “grafo sociale”.
Nel contempo i player dovranno capire come monetizzare i propri servizi, adottando business model (advertising puro o misto con vendita di beni virtuali, micro-pagamenti, ecc…), che rispettino l’ambiente sociale e preservino la privacy degli utenti.
Insomma una cosa è certa: il successo non potrà prescindere dalla capacità di costruire una relazione di fiducia con i propri utenti, che non li escluda dai processi evolutivi della piattaforma.

2 Comments

  • Giugno 20, 2009

    Federico Bo

    Già nell’estate del 2008 durante la tavola rotonda organizzata dall’Aspen Institute Communications and Society Program (ne ho parlato in un post qualche tempo fa) si sottolineava l’esigenza, anche a proposito del cloud computing, di una open identity network supportata da un una gestione completa, sicura e protetta dei dati e gestita da agenti automatici della propria identità sul Web; i dati che comporranno la nostra identità online dovrebbero avere granularità molto fine, per permetterci di comporre le identità minime necessarie per ogni attività sul web (account, transizioni ecc.) e di non dover divulgare più dati di quelli necessari in un dato contesto.

    A questa esigenza si contrappongono le esigenze degli Stati, soprattutto di quelli autoritari, di impedire questa la realizzazione di questa rete aperta ma sicura.

  • Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

    Interessanti ipotesi sul futuro dei social network….