Come scegliere un chatbot: mia intervista al Messaggero

Su Il Messaggero di giovedì 19 è stato pubblicato un pezzo di Mauro Evangelisti che contiene una mia intervista. Il testo mette a confronto i principali modelli di chatbot sul mercato, evidenziando le loro peculiarità: dal tono dissacrante e politicamente scorretto di Grok , all’approccio posato, serio e attento ai diritti civili di Claude , passando per la natura generalista e diplomatica di ChatGPT, fino alla grande capacità di Gemini di integrarsi e analizzare dati all’interno dell’ecosistema Google.

Io ho spiegato i meccanismi tecnici e le scelte di sviluppo che portano i chatbot ad avere un “carattere” definito. Nello specifico, ho sottolineato che:

  • è difficile distinguere nettamente le caratteristiche di stile dei modelli perché hanno una natura probabilistica, quindi difficilmente daranno sempre la stessa identica risposta ad una domanda complessa
  • Lo stile dipende dal fine-tuning: nella fase iniziale di training, i modelli di intelligenza artificiale sono quasi tutti uguali, poiché vengono esposti allo stesso bacino di miliardi di testi. È nella successiva fase di affinamento (fine-tuning) che gli ingegneri danno un tono conversazionale ai modelli e una loro “personalità” assumono una vera e propria “personalità”.
  • L’utente può personalizzare lo stile aggiungendo delle istruzioni personalizzate nelle “Impostazioni”
  • Natura probabilistica: Hai ricordato che un chatbot, proprio per come è programmato, raramente darà la stessa identica risposta a una domanda complessa.
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