Sono tornato ad affrontare uno dei temi più cruciali del nostro tempo: la geopolitica dell’Intelligenza Artificiale. Per farlo, ho avuto il piacere di ospitare di nuovo sul mio canale Alessandro Aresu, consigliere scientifico di Limes e autore del provocatorio saggio “La Cina ha vinto” (edito da Feltrinelli).
È stata una chiacchierata densa, che ha toccato i rapporti di forza tra superpotenze, le strategie dei colossi tech e il ruolo, purtroppo marginale, dell’Europa in questo scacchiere. Ecco i punti chiave e alcune delle riflessioni più “forti” emerse dalla nostra conversazione.
La Cina ha (davvero) vinto?
Il titolo del libro di Alessandro è una provocazione, ma fotografa una realtà innegabile: la Cina ha accumulato vantaggi strutturali enormi. Non si tratta solo di avere i dati o la potenza di calcolo, ma di un capitale umano sconfinato. Milioni di persone vengono formate ogni anno, e la stessa filiera tecnologica e accademica statunitense è ormai profondamente dipendente dai ricercatori di origine cinese.
“La forza della Cina è nel capitale umano: forma letteralmente milioni di persone che pubblicano milioni di paper e dominano ormai la capacità scientifica mondiale… e l’ecosistema statunitense dipende da questi ricercatori.”
Un esempio lampante del dinamismo cinese è il recente caso di DeepSeek. Più che un “killer” di Nvidia, DeepSeek ha dimostrato l’incredibile velocità con cui la Cina può imitare, adattare e lanciare innovazioni, spingendo colossi come Tencent, Alibaba e ByteDance a competere ferocemente all’interno dello stesso ecosistema.
L’eterno dilemma degli Stati Uniti
La strategia americana per l’AI appare spesso contraddittoria: da un lato il contenimento tecnologico (bloccare le esportazioni di chip), dall’altro il pragmatismo commerciale. Come ci ricorda Alessandro, l’analogia con la Guerra Fredda regge poco.
“C’è chi dice che vendere chip alla Cina sia come vendere missili all’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Il problema è che l’analogia non tiene: ci sono centinaia di miliardi di interscambio e la Cina è fortemente interconnessa nel mercato mondiale. Nessuno di noi può sapere da dove vengano tutti i componenti del sistema Blackwell di Nvidia… ma c’è sempre qualcosa di cinese.”
Questo stallo porta a una curiosa teoria di politica internazionale, molto in voga a Pechino: la Cina sa che per vincere, non deve fare altro che lasciare che l’America si faccia del male da sola, delegittimandosi agli occhi dei suoi stessi alleati.
Nvidia: il camaleonte dei chip
Non potevamo non parlare di Nvidia, l’azienda che in questo momento detta i ritmi dell’intero mercato. Guidata da Jensen Huang dal 1993, Nvidia sta continuamente cambiando pelle. Non è più solo un produttore di GPU, ma una piattaforma, un “assemblatore di lusso” che acquisisce tecnologie e si adatta in tempi record alle nuove esigenze del mercato, come l’inferenza.
Huang è un manager feroce e spregiudicato, ma ha un problema strutturale per il futuro: i suoi più grandi clienti (Google, Microsoft, Amazon) stanno cercando di diventare i suoi più temibili concorrenti.
L’Europa e le sfide energetiche
Mentre l’AI divora energia, la concentrazione dei Data Center sta già creando tensioni socio-politiche. L’Europa ha un ritardo abissale sui semiconduttori, ma ha due assi nella manica su cui puntare:
- Il vantaggio energetico di paesi con il nucleare (come la Francia) per attrarre investimenti.
- L’applicazione dell’AI alla robotica, all’automazione industriale e alla “blue economy” (autonomia marittima), dove la cantieristica europea è ancora forte.
E tra i player tech? Secondo Aresu, oggi la migliore strategia ce l’ha Anthropic, che negli ultimi 6 mesi ha dimostrato una superiorità netta nell’aggredire il mercato B2B, costringendo persino OpenAI a rincorrerla.
Se volete approfondire questi scenari, vi invito a guardare l’intervista completa.
