Ormai tutti parlano di Web 2.0 spesso a sproposito o senza aver studiato a fondo il fenomeno.
Per questo consiglio di leggere il nuovo saggio Web 2.0 – Principles and Best Practices scritto da John Musser, Tim O’Reilly ed il team di O’Reilly Radar ossia da coloro che hanno per primi teorizzato il fenomeno.
Il Web 2.0 è un insieme di trend sociali, economici e tecnologici che, collettivamente, formano le basi della prossima generazione di Internet, un mezzo più maturo e peculiare caratterizzato dalla partecipazione degli utenti, dall’apertura e da effetti di rete
8 sono i ” core pattern” che definiscono il Web 2.0:
Harnessing Collective Intelligence: creare una architettura della partecipazione che, facendo leva sugli “effetti di rete” e su particolari algoritmi, renda semplice agli utenti “aggiungere valore” al software con i propri contributi. Es: Flickr, Amazon, Google
DATA is the next “Intel Inside”: i dati sono l’elemento distintivo del web 2.0 per cui vince chi riesce a forgiare una base dati peculiare e difficile da ricostruire da parte dei competitor. Avere una strategia delle informazioni diventa più importante che averne una di prodotto Es: la base dati delle aste di e-Bay
Innovation in Assembly: avere una strategia di piattaforma nel web 2.0 vuol dire progettare servizi in grado di essere facilmente re-mixati da chiunque, e grazie al rilascio delle API (Application Programming Interface). Vince chi riesce a creare un ecosistema di partner in grado di trarre beneficio dai nuovi mash-up. Es: il 40% delle transazioni dell’ E-CRM di Salesforce.com proviene da sue API esterne.
Rich User Experience: dalla pagina statica alla creazione di Rich Internet Applications in grado di ricreare l’esperienza desktop unendola alle peculiarità del web. Per far ciò nascono nuovi linguaggi e tecnologie: AJAX, Silverlight, Apollo, JavaFX, OpenLaszlo. Es: GMail, Writely
Software above the level of a single device: disegnare applicazioni in grado di adattare il proprio comportamento al mezzo di fruizione permettendo all’utente di avere un’esperienza soddisfacente sia su PC che su qualunque dispositivo mobile. Es: Dodgeball
Perpetual Beta: i servizi web 2.0 hanno un ciclo di sviluppo che coinvolge pesantemente i propri utenti durante lunghi periodi di beta testing. Per ascoltare i loro feedback è necessario strutturare modelli di testing A/B che consistono nel presentare a gruppi di utenti differenti future funzionalità del servizio in modo da testarne la reazione (attraverso “shadow application”). Es: Amazon lo fa quotidianamente.
Leveraging the Long Tail: costruire servizi in grado di soddisfare i bisogni delle più piccole nicchie di mercato. Lo scaffale on line è infinito e i costi di giacenza tendono a zero. Es: Netflix noleggia ogni giorno il 66% degli oltre 60.000 titoli del suo catalogo ad utenti unici (la media di uno store americano di Blockbuster è al massimo di 3.000)
Lightweight Models and Cost-Effective Scalability: adottare business model e tecnologie leggere, scalabili ed in grado di minimizzare i costi ed i tempi di sviluppo. Il motto è “small is the new big”. Es: il framework Ruby on Rails ha permesso a 37signal di creare in pochi giorni Basecamp e di adattarlo alle crescenti richieste degli utenti.
Ho voluto fare solo un accenno, senza pretesa di esaustività, ai cardini del web 2.0…magari, se vorrete, approfondirò i singoli aspetti nei prossimi post…
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