Dopo l’offensiva militare su Gaza, Israele si prepara a presidiare ad occupare anche gli snodi principali della rete. Ha cominciato con una conferenza stampa su Twitter e aprendo un canale su YouTube dove far propaganda attraverso video, che riportano alla mente le tristi immagini della guerra del Golfo.
2 replies on “Israele e i nuovi media come zona di guerra”
says:Simone
Trovo l’espressione ” si prepara a occupare anche gli snodi principali della rete” inadatta e faziosa.Mi sorprende che Vincenzo usi questo linguaggio militaresco come un qualunque cronista digiuno di Internet. Come si “occupano” ( sembra quasi che ne assumano il controllo fra le tue righe…) e quali sarebbero gli “snodi principali”? E come mai non ti preoccupa l’imponente “occupazione” degli stessi spazi, certamente organizzata, sull’altro fronte?
Ciao Simone, hai ragione l’espressione non era delle più felici e dunque l’ho modificata.
Il mio obiettivo era dare conto di un fatto nuovo ossia l’inedita strategia mediatica di uno stato a ridosso di un’azione militare. Non ho evidenza di una strategia simile sull’altro fronte, ma se hai dei casi segnalameli pure.
L’attività di comunicazione non mi preoccupa, ma la guardo da osservatore e professionista delle relazioni pubbliche.
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Trovo l’espressione ” si prepara a occupare anche gli snodi principali della rete” inadatta e faziosa.Mi sorprende che Vincenzo usi questo linguaggio militaresco come un qualunque cronista digiuno di Internet.
Come si “occupano” ( sembra quasi che ne assumano il controllo fra le tue righe…) e quali sarebbero gli “snodi principali”?
E come mai non ti preoccupa l’imponente “occupazione” degli stessi spazi, certamente organizzata, sull’altro fronte?
Ciao Simone, hai ragione l’espressione non era delle più felici e dunque l’ho modificata.
Il mio obiettivo era dare conto di un fatto nuovo ossia l’inedita strategia mediatica di uno stato a ridosso di un’azione militare. Non ho evidenza di una strategia simile sull’altro fronte, ma se hai dei casi segnalameli pure.
L’attività di comunicazione non mi preoccupa, ma la guardo da osservatore e professionista delle relazioni pubbliche.