Le conseguenze del Like: riflessioni su Graph API e Open Graph Protocol
Facebook ha annunciato la volontà di mappare la rete in un modo nuovo. La rete attualmente descritta da Google è una ragnatela di pagine, Facebook vorrebbe riuscire a disegnare le connessioni tra persone (al momento oltre 400 milioni) ed “oggetti sociali” (contenuti condivisi come pagine, video, foto, news) creando un universo di significati ricercabili. Il problema di fondo delle mappature rimane sempre lo stesso: nel momento in cui descrivo, limito, chiudo l’orizzonte della percezione del reale (ciò che non è nella mappa non è). Accade con le ricerche fatte su Google e accadrà con quelle che faremo nel grafo promosso da Facebook.
Nell’immediato la cosa da tenere a mente è che Facebook non abita più solo su facebook.com. Il “pulsante like” è un avamposto di FB su tutti i siti del “web aperto” che lo implementano. Ma quali sono le conseguenze del like? Appunto qui alcune considerazioni:
– La piattaforma sta evolvendo, provando ad uscire dal giardino recintato, che avrebbe rischiato di determinarne la fine, e lo fa cercando “di dare ai suoi utenti validi motivi per uscire da FB” (come dice mafe), riassunti nella promessa di un esperienza di navigazione più personalizzata, di siti “umanizzati” dalle raccomandazioni dei nostri amici
– Per spingere gli utenti verso questa nuova esperienza (al momento implementata compiutamente solo da Docs.com, Pandora e Yelp) Zuckerberg ha forzato la mano ed ha impostato la cosiddetta “personalizzazione istantanea” di default. Per modificarla basta andare qui o seguire le indicazioni di Dario.
– La promozione di Open Graph Protocol ha l’effetto dirompente e positivo di spingere gli altri player verso il web semantico. Il protocollo in questione è un set di meta dati licenziati sotto open license agreement in modo che altri creatori di piattaforme possano adottarlo e distribuirlo. Ma coloro che ne criticano l’apertura hanno subito iniziato a costruire un modello alternativo chiamato “Open Like“. In proposito Siegler e Obasanjo.
Come ho scritto stamattina (http://internetmanagerblog.com/2010/04/26/i-social-plugin-di-facebook-e-la-comunicazione-delle-aziende/) il like e gli altri social plugin dal punto di vista di Facebook sono strategicamente impeccabili. Anche le aziende e i singoli ne possono trarre beneficio, secondo però bisogna non perdere di vista che l’ecosistema Facebook è di Facebook (e non nostro), per cui è bene diversificare la nostra presenza online, a partire dal fatto di avere un sito proprio.
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Come ho scritto stamattina (http://internetmanagerblog.com/2010/04/26/i-social-plugin-di-facebook-e-la-comunicazione-delle-aziende/) il like e gli altri social plugin dal punto di vista di Facebook sono strategicamente impeccabili. Anche le aziende e i singoli ne possono trarre beneficio, secondo però bisogna non perdere di vista che l’ecosistema Facebook è di Facebook (e non nostro), per cui è bene diversificare la nostra presenza online, a partire dal fatto di avere un sito proprio.