Capire l’intelligenza artificiale con la filosofia: conversazione con Cosimo Accoto
Siamo portati ad approcciare la comprensione dell’intelligenza artificiale con uno spirito tecnologico/ingegneristico, mentre sarebbe importante studiarne le implicazioni usando il filtro della filosofia. Non solo per capire a fondo la natura delle innovazioni che dischiude, ma anche per prevedere le trasformazioni sociali che comporterà.
Per farmi aiutare in questa esplorazione ho fatto una chiacchierata con Cosimo Accoto, filosofo e ricercatore affiliato al MIT di Boston, che ha scritto una trilogia di libri Philtech molto illuminate: “Il modo dato”, “Il mondo ex-machina”, “Il mondo in sintesi”.
Nel video che segue abbiamo parlato dell’IA come provocazione culturale e della retorica che circonda la maggior parte delle conversazioni che sentiamo. Per esempio, l’idea di un cyber-umanesimo ossia di porre l’uomo al centro di queste trasformazioni tecno-sociali. Cosimo ci avverte che questa idea è anestetica, consolatoria. In verità, l’umano che utilizza queste tecnologie sarà un umano diverso e non sarà sempre al centro (si tende ad evocare il concetto di “human in the loop”) o in grado di controllare tutto ciò che le macchine faranno. Sono sfide profonde che pongono interrogativi che vanno affrontati oggi.
Abbiamo anche approfondito il tema dell’impatto dell’IA sul marketing e di come le aziende debbano iniziare a pensare non solo ad azioni rivolte alle persone, ma anche alle macchine (chatbot, agenti autonomi, avatar) che affolleranno i nuovi mercati e interagiranno tra loro autonomamente, oltre che con i consumatori (ne avevo accennato qui).
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