Perchè Yahoo! ha comprato Tumblr

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È stato ufficializzato poche ore fa (attraverso la gif in basso): Yahoo! ha comprato Tumblr per circa 1.1 miliardi di dollari in contanti (un’azienda che ha un introito stimato quest’anno di 100 milioni di dollari). Le rimostranze degli utenti del social medium più cool per i ragazzi statunitensi tra i 18 e i 29 anni non sono mancate, ma il CEO David Karp, ventiseienne, si è affrettato a rassicurare tutti: Tumblr non perderà la sua indipendenza ed evolverà più velocemente.

Marissa Mayer, ex Google, sta cercando di rinvigorire lo stanco veterano del web, provando a restituirgli quella coolness perduta attraverso acquisizioni di startup innovative come Summly, accordi con Twitter per ottenere il suo flusso di dati e dando impulso a team di sviluppo abbandonati al proprio destino come quello di Flickr (appena rinnovato).

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L’acquisto di Tumblr s’inserisce in una strategia di crescita che assicurerà subito un incremento della base utenti del 50%, fino ad un miliardo, e del traffico del 20% secondo la Mayer. Ma soprattutto permetterà di dare un segnale forte agli altri giganti del web, attraverso il rinnovamento del business tradizionale.
Com’è noto Yahoo! fa soldi vendendo il classico display advertising che garantirà sempre meno entrate col passare del tempo. Già oggi gli utenti, soprattutto sui social media, preferiscono la pubblicità nativa, contestuale, ossia quella basata sui contenuti della stessa piattaforma (come gli sponsored post di Facebook, gli sponsored tweet o Tumblr Radar e Spotlight).
Dunque Yahoo! proverà a potenziare le pubblicità di Tumblr, magari introducendo nuovi formati, e velocizzare la penetrazione del social network in altri paesi. Si, perché Tumblr non è solo un rapido strumento di pubblicazione, ma anche una sorta di social network asimmetrico con 300 milioni di utenti attivi al mese (la sua fruizione avviene attraverso un news feed in tempo reale). E oggi possedere un social network vuol dire assicurarsi un elemento importante per sopravvivere tra i colossi della rete.

I sistemi predittivi e la ricerca colloquiale di Google

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I computer, prima, il world wide web, poi, ci hanno abituati a soddisfare qualsiasi nostra curiosità, digitando alcune parole chiave in sequenza nel campo vuoto di un motore si ricerca. Da qualche anno le tecnologie di riconoscimento vocale sono diventate di uso comune e le domande le possiamo semplicemente dettare all’indirizzo dei nostri smartphone (pensate a Siri).
Ma da qui in poi le cose sono destinate a semplificarsi ulteriormente: non sarà più necessario fare lo sforzo di chiedere, ma sarà un software ad anticipare i nostri bisogni informativi, proattivamente.
Google Now è il primo software che porta alle masse il concetto di “Anticipatory System” (ne parlo nella mia rubrica su Europa e da tempo anche su questo blog). Secondo la definizione datane negli anni ’90 dal prof. Daniel Dubois, si tratta di “a system that computes its current states [by] taking into account its past and present states but also its potential future states.
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Una promessa teorica, basata su Machine Learning e Natural Language Processing, che oggi può realizzarsi pienamente in presenza di potenza di calcolo, storage, big data contestuali (sociali, locali, mobili).
Il gigante di Mountain View, durante il suo Google I/O, ha annunciato al mondo, un ulteriore passo in avanti nell’ambito della ricerca predittiva e colloquiale (“conversational search”).

Google Now è stato aggiornato con nuove schede informative su libri, film, trasmissioni TV e videogiochi in arrivo. È stata estesa a più città la possibilità di essere aggiornati in tempo reale sui trasporti pubblici (in Giappone addirittura si viene avvertiti anche dell’ultimo treno per casa). Inoltre si potranno dettare al sistema dei promemoria per future azioni, ad esempio “ricordami di comprare un regalo”.

Ma la notizia è che la ricerca predittiva sarà estesa anche all’ambito desktop e diverrà colloquiale. Attraverso il comando “OK Google” si potranno fare una serie di domande e ottenere risposte contestuali, cioè legate alle domande precedenti, come in un dialogo. Se chiedo l’età di Obama e poi “come si chiama sua moglie”, il sistema capirà che mi sto riferendo al soggetto della prima domanda.

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Inoltre cercando la popolazione dell’India vedremo non solo la risposta esatta, ma anche informazioni in merito al Paese (presenti nel Knowledge Graph) e al confronto con Cina o Stati Uniti. Questo perché il sistema ha imparato che milioni di persone prima di noi hanno compiuto quelle ricerche successive.
Anche Google Maps subirà lo stesso trattamento per cui chiedendo la posizione del “Walt Disney Family Museum”, ci verranno suggerite altri musei per famiglie nelle vicinanze.

Ci vorrà tempo per abituarci a questi cambiamenti, ma la strada sembra essere tracciata. Come sempre starà a noi capire come bilanciare la cessione dei nostri dati di navigazione e posizione rispetto ai benefici derivanti.

Il nuovo volto di Google+: design, hangouts, foto

Google+ design

Da oggi Google+ ha un nuovo volto e 41 novità che dovrebbero renderlo più interessante.
Innanzitutto il design, completamente rivisto e responsive per migliorarne la navigazione rispetto al dispositivo usato ed aumentare il tempo di permanenza.
I contenuti non sono più mostrati in una singola colonna, ma in tre colonne, stile Pinterest, ma meno confusionario. In questo modo i video e le foto occuperanno due colonne, mentre i singoli post soltanto una. Inoltre ogni contenuto, rappresentato da una card animata, verrà automaticamente “taggato” con un hashtag, grazie al tecnologie di riconoscimento semantico e visivo. Ad esempio se una foto mostra il Colosseo, apparirà l’hashtag relativo, cliccando il quale la card si girerà mostrando altri post con un contenuto simile.

L’altra novità è il sistema di messaggistica “Hangouts” che finalmente unifica Google Talk e Google+ Messenger, disponibile per Android, iOS e Chrome. Anziché mostrare i contatti, presenta la lista delle interazioni avvenute.
Sarà possibile fare conversazioni di gruppo, scambiarsi foto, guardare insieme un video di youTube, Le videocall di gruppo saranno estese ad un massimo di 10 persone. Le notifiche e lo storico verranno sincronizzati su tutti i device, web e mobili, e sarà possibile un accesso anche offline alle vecchie conversazioni.
Il pezzo mancante sono gli SMS, fonte di vantaggio competitivo per iMessage e Facebook Messenger for Android.

Infine la sezione Foto di Google+ viene potenziata soprattutto a vantaggio dell’utente medio. Il social network ospiterà foto fino ad 8 megapixel per 15GB di spazio e le nuove funzioni prometteranno di rendere più semplice il processo di selezione e di miglioramento delle stesse.
“Auto Highlight” individuerà automaticamente le foto “migliori” dalle centinaia caricate, grazie agli algoritmi di riconoscimento studiati da Google (scarterà i duplicati, quelle sovra/sotto esposte, sceglierà quelle non sfocate, che rappresentano un luogo famoso e che mostrano persone sorridenti).
Con “Auto Enhance” si potranno migliorare automaticamente o manualmente le singole immagini con un click, agendo sui toni della pelle, il contrasto, la struttura, il rumore.
Infine il tasto “Auto Awesome” permetterà di divertirsi creando una gif animata da una serie di foto scattate in sequenza.

L’organizzazione dei contenuti stile magazine, l’emersione di nuovi post permessa dall’auto tagging, il sistema di messaggistica integrato, mi sembrano un bel passo avanti rispetto a Facebook e Twitter.

Big Data: la mia rubrica su Europa – L’illusione del potere della rete

la società dei dati

Il racconto che i media fanno dei social media sembra inevitabilmente polarizzato: alcuni ne sostengono l’irrilevanza, altri avvertono il rischio di influenza sulle scelte politiche.
In realtà quello che sta accadendo, e che contribuisce a creare l’illusione del potere della Rete, è che i social network stanno facendo emergere una serie di opinioni fino ad oggi poco evidenti sia ai media che ai politici. Una “sfera pubblica effimera”, come la definisce Habermas riferendosi alle comunicazioni informali ed episodiche che hanno luogo nei caffè o per strada, che sempre più spesso si palesa nelle pagine personali dei politici e nelle timeline di Twitter.
Come spiega Giovanni Boccia Artieri, ordinario di sociologia dei new media ad Urbino, “lo stato di vigilanza civica associato alla pressione di appartenere a cerchie sociali connesse attraverso la Rete crea nuove condizione di vita politica degli eletti”. Sicuramente sempre più spesso i politici avvezzi alle nuove tecnologie tenderanno a buttare un occhio sulle opinioni lasciate sui social media, ma è troppo presto per preoccuparsi di un pericoloso rischio di condizionamento. Purtroppo al momento la Rete viene, nella maggior parte dei casi, semplicemente strumentalizzata per legittimare scelte già compiute dai vertici o stigmatizzare comportamenti altrui.

Il resto lo potete leggere sulla mia nuova rubrica per Europa dal titolo Big Data nella quale proverò a mettere a fuoco le implicazioni della società dei dati su politica e società

Il mio Festival Internazionale del Giornalismo 2013

Quest’anno ho potuto contribuire al magnifico Festival Internazionale del Giornalismo in due momenti. Il primo, che ho anche organizzato, mi ha permesso di sottoporre la ricerca Blogmeter sulle testate giornalistiche e i social media ad alcuni dei protagonisti. Le due ore di discussione, con un colpo di scena verso la fine, hanno fatto emergere abbastanza bene le differenze di approccio alle reti sociali (social media editor versus decentralizzazione) ed hanno messo in luce alcune peculiarità dei giornali rispetto al tema del paywall (da segnalare l’anticipazione di Gomez sul progetto di crowdfunding de Ilfattoquotidiano.it).

Il secondo momento nel quale ho potuto portare la mia esperienza è stato durante il panel “Social [In]Ability?” organizzato da Pierluca Santoro che ha permesso di sviscerare l’importanza della condivisione, una pratica resa normale dai social network e alla quale giornali e giornalisti ancora danno un peso residuale. Interessante la ricerca di Human Highway che ha evidenziato come le notizie più condivise sui social network non sono quelle più pruriginose o con dei cuccioli come protagonisti.

Vi consiglio di dare un’occhiata al canale YouTube di IJF13 dove sono conservate le registrazioni di tutti gli eventi.

Foursquare: visualizza i tuoi check-in

visualizzazione foursquare

A distanza di quattro anni dalla sua nascita e dopo 3,5 miliardi di check-in ospitati, Foursquare cambia pelle, provando a trasformarsi in un utile servizio di discovery dei luoghi (50 milioni le persone che lo visitano ogni mese).
Oltre ad un completo redesign della pagina principale e di quella dei singoli locali, ha messo a disposizione dei suoi iscritti un simpatico tool di data visualization. Accedendo a https://foursquare.com/visualizeme si ha la possibilità di vedere visualizzati i propri check-in per periodo, tipologia e connessione tra i luoghi. Un bel modo per prendere coscienza delle proprie abitudini e ossessioni :)

visualizzazione foursquare

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